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Gil Scott-Heron: la rivoluzione non verrà trasmessa in TV

Di Gabriele Scanziani, 19.02.14 Il disco della settimana

Ho ascoltato per la prima volta “The Revolution Will Not Be Televised” una quindicina di anni fa. Mi ha catturato immediatamente : la linea di basso sinistra, tetra quasi, e i bongos erano chiaramente un prodotto degli anni '70, frutto del funk di quel tempo. Tuttavia, la voce di Gill Scott-Heron suonava forte come sarebbe stata quella di Chuck D una decina d’anni dopo.
 


La canzone era sia un invito all'azione, che un atto d'accusa all’eroina, gemella della televisione e del consumismo. Scott-Heron, con i suoi testi, ha preso a sberle personaggi politici dell’epoca e distrutto campagne pubblicitarie popolari. In quel momento la rivoluzione era davvero imminente, alla luce di questo, tutto il resto sembrava banale. Di sicuro non se ne rendeva conto in quel momento, ma Scott-Heron è stato rap, circa quattro anni prima che l'hip hop esplodesse e il rap diventasse un genere musicale e un linguaggio. Il brano “The Revolution Will Not Be Televised” è stato citato da numerosi rapper, tra cui Common, Public Enemy, Aesop Rock, Disposable Heroes of Hiphoprisy e i Wu-Tang Clan. La frase è stato anche preso in prestito un milione di volte, più di recente in riferimento alle proteste in Iran, ma anche da registi, giornalisti e persino da alcune campagne pubblicitarie, divertente contrasto tenuto conto del fatto che Heron detestava qualsiasi forma di marketing pubblicitario. Non importa quante persone cercano di trasformare la canzone per i loro scopi, a quarant’anni dalla registrazione “The Revolution Will Not Be Televised” conserva ancora tutta la sua forza. Non sarebbe folle definirla una canzone proto-rap.

Come i per i Last Poets, la maggior parte dei primi lavori di Scott-Heron erano fondamentalmente poemi recitati su una base di percussioni. Nel suo secondo album, datato 1971, “Pieces of A Man" vediamo l’aggiunta di una band completa, tra cui il suo amico e collaboratore Brian Jackson al pianoforte e il mitico Bernard “Pretty” Purdie alla batteria. Tutte le canzoni di “Pieces of A Man” sono state raccolte nella compilation “The Revolution Will Not Be Televised”, come pure alcuni brani del suo album di debutto e “Free Will”, del 1972.

La critica sociale è la base su cui Gil Scott-Heron costruisce i suoi poemi, le sue rime sono schiaffi al bianco perbenismo benpensante dell’establishment a stelle e strisce che ha schiavizzato (e continua a schiavizzare), fisicamente e mentalmente, generazioni intere di afroamericani. Su un ritmo di batteria, Scott- Heron critica la nuova politica sociale del procuratore generale John Mitchell che ha richiesto alla polizia di non bussare alle porte dei sospettati. La rabbia di Scott-Heron è palpabile, si incarna nelle intonazioni, esplode come un pugno quando dice:

Non bussi alla sua porta, perché è più facile ammazzarlo

Le droghe sono un tema ricorrente nell'album. Scott-Heron ha combattuto la dipendenza da decenni, e ha trascorso gran parte degli ultimi 20 anni della sua vita o in centri di trattamento o in carcere a causa della droga.

L'estrema onestà di Gil Scott-Heron sulle sue mancanze come uomo, lo rendono un artista molto più complesso e interessante. In un'intervista a ChickenBones (giornale di letteratura afroamericana, ndr.) si lamentava che molti rapper utilizzano in maniera esagerata lo slang e le espressioni colloquiali. “Con quel linguaggio non riesco a vedere dentro la persona”, diceva. Al contrario, lui non ha mai avuto paura di esporsi, sia nel bene che nel male della sua esistenza. Al di là dell’influenza che ha avuto in ambito culturale e musicale, Gil Scott-Heron fu una persona e un personaggio originale, in grado di dare appunto origine ad un movimento culturale e sociale, tuttora in vita e in costante crescita.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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