Disco cover

Baby Huey: cibo per l'anima

Di Gabriele Scanziani, 26.02.14 Il disco della settimana

James Thomas Ramsey, aka Baby Huey, si è presentato sul palco con una sicurezza da fare invidia a James Brown: "Sono Big Baby Huey, e peso 180 kg di puro soul". Nel 1960, lui e la sua band, i Babysitters, suonavano ovunque, nei club di New York come nelle feste private a Parigi, ma Chicago era la loro casa, la città che li conosceva meglio.

La band si esibiva in ogni spazio in cui era possibile esibirsi, dai fumosi club blues alle navi da crociera, dagli scantinati con le pareti distrutte alle sale da ballo con i pavimenti in legno. Baby Huey aveva talento, impossibile ignorare la sua presenza scenica e la sua fisicità: 180 kg per quasi due metri di uomo, un sorriso luminoso e una testa enorme, coronata da un’afro gigantesca. Purtroppo, James Thomas Ramsey è morto di attacco di cuore a soli 26 anni, in una fredda mattina d’ottobre del 1970. La morte si fa spesso beffa dei grandi artisti e Baby Huey non fu un’eccezione, poiché non vide mai la stampa del suo album di debutto, uscito l’anno dopo la sua dipartita. Da allora, The Baby Huey Story: The Living Legend è rimasto un disco avvolto nell’oscurità, sconosciuto ai più e adorato da pochi. Anche se i suoi brani sono stati campionati da moltissimi produttori del panorama Hip Hop degli ultimi vent’anni. Eric B. & Rakim hanno usato “Listen To Me” nella loro famosissima “Follow The Leader”. Ancora, gli A Tribe Called Quest hanno usato un campione di “Hard Times” per il cosiddetto Spirit Mix della famigerata “Can I Kick It”.

L’album è un tuffo nel Soul e nel Funk più saporito, con un suono chiaramente del tutto diverso rispetto agli standard di oggi: otto canzoni, due delle quali sono cover e una di queste fa parte delle tre strumentali del disco. Tuttavia, questo -purtroppo unico- lavoro ha mostrato che Baby Huey e i Babysitters possedevano un talento che si estendeva ben oltre la media degli artisti Soul del tempo.
I Babysitters erano una band completa con una sezione di fiati che avrebbe fatto impallidire il più sperimentale dei gruppi psichedelici senza perdere il tiro Funk, tipico del gruppo. Erano il collante ideale per Huey che, grazie alla sua presenza scenica innegabile e all’inconfondibile timbro di voce, è stato spesso paragonato ad artisti come Otis Redding. Per meglio comprendere l’attualità di questo disco, basti pensare che “Hard Times” fu riproposta solo 3 anni fa da John Legend con i The Roots.

Prodotto interamente dal leggendario Curtis Mayfield, questo album trasuda gusto, ma sono tre i brani che ne compongono il cuore. Il primo è senza dubbio "Mighty Mighty" un funk rauco ma solare, compresi i clap e il rumore della folla che danno la sensazione di una festa in cortile, mentre Huey prende di mira Walgreen e Thunderbird nel suo proto rap. La sua allegria è contagiosa e quasi travolgente. Quando arriva "Hard Times", sembra quasi che il pezzo limiti le potenzialità vocali di Huey, ma un omaggio è dovuto a Curtis Mayfield, che ne ha composto la melodia, senza dubbio quella più memorabile di tutto il disco. "Running", aggiunge un piano elettrico e una chitarra funk melodica, fornendo probabilmente l'esempio più preciso di quello che i Babysitters avrebbero potuto proporre se Huey fosse vissuto abbastanza per registrare un altro LP.



E mentre la band segue le indicazioni di Mayfield sulle produzioni originali, le due cover nel disco sono, per mancanza di una definizione migliore, squisitamente folli. "A Change Is Gonna Come", rifacimento dell’originale di Sam Cooke, comincia con l’ingombrante voce del Nostro, che lascia intuire il percorso che attende chi è all’ascolto. La canzone dura oltre 9 minuti e ha un gusto squisitamente sperimentale che, tutto sommato, non degrada il pezzo all’etichetta di “esperimento”. Lascia anzi piacevolmente stupiti sentire una cover di un pezzo tanto conosciuto, interpretata sotto una luce completamente diversa. L'altra cover, questa volta figlia legittima dell’originale, è una versione strumentale di "California Dreamin'", grande successo datato 1966 dei The Mamas & The Papas. La canzone ha un gusto al confine tra un disco Smooth Jazz e la compilation The Funky 16 Corners.

Seppur con un repertorio di brani originali abbastanza scarno, Baby Huey e la sua band avevano tutte le caratteristiche tipiche del gruppo di successo. Eppure questo disco rimane nella dimensione del culto, raramente compresa, spesso abitata dall’inascoltabile e sempre in attesa d’intrepidi esploratori musicali, in grado di strappare di forza le perle dai molluschi del tempo.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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