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Rocksteady rockin'

Di Gabriele Scanziani, 05.03.14 Il disco della settimana

Se si desidera comprendere a fondo il perché il Rocksteady sia un genere spettacolare, bisogna assaporarne gli elementi di musica "da strada". Durante una qualsiasi domenica, qualche tempo dopo la mezzanotte, mucchi di persone di tutte le età si riuniscono a Rae Town, un quartiere di Kingston, per una session di oldies, vecchie canzoni che danno vita a balli sfrenati in cui ritmo e danza diventano tutt'uno. Il dj si muove in continuazione sotto il sistema audio che, se siete fortunati, sarà composto da una decina di altoparlanti incastonati a mo' di muro, che vibrano abbastanza forte da sentirli in pancia. Se siete fortunati vedrete i ballerini scatenarsi in movimenti che, a prima vista, giudicherete impossibili per voi comuni mortali. Se poi la dea bendata è davvero dalla vostra, allora vedrete tutti muoversi all'unisono quando il dj farà girare sui piatti "Party Time" degli Heptones. Vedrete i membri della folla sorridervi mentre ondeggiano lenti sui meravigliosi sax in levare. Questo è il Rocksteady.



Certo, potrebbe non essere possibile saltare su un aereo e arrivare a Rae Town in tempo per il ballo di questa domenica, ma questa eccellente collezione vi farà rivivere quell'atmosfera senza difficoltà. Questa è musica dalla metà degli anni '60, immersa in un'era di musica giamaicana che è spesso caratterizzata dall'etichetta Treasure Isle di Duke Reid. Mentre la contaminazione con il Soul e l'R&B dei vicini Stati Uniti pervade il suono di Reid, va detto che la Studio One, che pubblica questa magnifica raccolta, è sempre stata più associabile con la sperimentazione. Anche e soprattutto nelle canzoni d'amore, da "Hurting Me" di Alton Ellis a "Me and You" di Carlton and The Shoes. Il suono è più caldo, più tondo, in poche parole: più soul.

Per chi è ben immerso nella musica della Giamaica , questo non è un insieme di rarità , ma piuttosto una raccolta di brani che possono impostare uno stato d'animo . Il set contiene l'eccellente "Stars" degli Eternals, ma con il pregio della voce originale di Cornell Campbell. Il virtuoso della tastiera Jackie Mittoo si fa notare in "Our Thing" e c'è anche un assaggio delle leggendarie prime produzioni di Lee Perry che, anche se in fase del tutto seminale, conferma la sua propensione per la profondità, specie attraverso l'uso dell'organo, nella ricerca del suono. Un esempio calzante è qui accanto alle voci sempre spettacolari del principe ereditario del reggae, Dennis Brown, in "Easy Take it Easy", come pure nell'esecuzione di una delle cantanti più amati della Giamaica, Ken Boothe, con la sua "Home Home Home".



Nel corso delle ampie note di copertina Lloyd Bradley, probabilmente il maggiore storico ed esperto di reggae, condivide la propria passione per la musica e la storia, collocando giustamente questa influenza americana soul come risultato del rimbalzo dello ska dei primi anni '60 e l'influenza del reggae a venire , indicando i frammenti di ogni canzone su cui si dovrebbe prestare particolare attenzione. Una raccolta dunque nata dalla fusione naturale tra storia, musica e cultura, ricca di informazioni uniche e particolari. Fatti, eventi e circostanze sconosciute ai più, che Bradley fa sapientemente riemergere. Musicalmente il prodotto è intoccabile, il suo valore storico per qualunque amante della musica in generale, è enorme. Queste sono canzoni che dimostrano arrangiamenti vocali tremendamente precisi e trasudano la fertilità di un'industria musicale in crescita piena zeppa di creatività e, cosa più importante, in grado di sviluppare un suono unico ad ogni singolo. Buona scoperta e buon ascolto.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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