Il sorpasso2

Il sorpasso

Di Ester Pasquato, 01.09.14 24 Fotogrammi

Esordisce con una corsa in auto – una Lancia Aurelia Sport che diventa oggetto mitico di un paese in pieno boom economico - musica incalzante, clacson che strombetta sempre il solito ritornello. Al volante il quarantenne Bruno Cortona, un Vittorio Gassman nel pieno della sua prestanza fisica e affabulatoria che, non più macchietta ma personaggio a tutto tondo di una comica tragicità, convincerà il giovane e imberbe Roberto, studente di diritto, a seguirlo in una spericolata avventura “on the road” il desolante giorno di ferragosto.
  Il film, che si propone come un incontro/scontro generazionale ma che si trasforma poi, per entrambi i personaggi, chiusi in due diverse solitudini che pian piano si scioglieranno, in una vera e propria amicizia fra opposti che inevitabilmente si attraggono, perché spesso “è più facile diventare amico di un estraneo”. Rappresentanti di due mondi agli antipodi, quello buffonesco e cialtrone di una Roma strafottente  e anti-lavorativa che nell’allegro godimento dell’attimo trova lo spirito che maggiormente la incarna, e quello riservato, intellettuale di chi si rifugia nei libri per sfuggire alla vita vera. A bordo dell’auto, siamo condotti attraverso stradoni, viali e vialetti che riconducono immancabilmente alla grande arteria dell’Aurelia, alla sfilata completa di quel carrozzone di un’Italia costantemente spaccata in cui, accanto ai nuovi ricchi e ai turisti borghesi, permangono ancora quegli strati disagiati ma poco disposti a mettersi ai margini, come l’anziano villico che porta in città le uova fresche con un mozzicone di sigaro in bocca che durerà fino a sera o l’artigiano in canottiera che azzanna un panino gigante nel retro del suo autocarro allestito come sala da pranzo.


  L’apice di questa rappresentazione, perché di una vera e propria messa in scena della società si tratta, si tocca nel momento in cui, a sorpresa, veniamo con Roberto introdotti di notte nella casa in cui abitano l’ex moglie, donna ancora seducente e assai intraprendente, e la figlia quindicenne dell’uomo. Si apre qui un ulteriore capitolo che ci aiuta a comprendere come quel tanto attrattivo mondo dei vincenti, da Bruno impersonato agli occhi di una ragazzina in adorazione del padre assente, non sia in realtà che vuota impalcatura, sintomo di una profonda inadeguatezza alle crudeli regole del mondo.
  Assistiamo così, in un turbinoso susseguirsi di più o meno fortunati incontri e sorpassi stradali, alla lenta evoluzione del giovane, il cui io pensante si manifesta con una certa costanza ad evidenziare il perpetuo contrasto fra pensiero (ovvero potenza) e atto di ogni personalità in formazione, sempre più incline a ri-conquistarsi il piacere di una gioventù che aveva, fino a quel momento, sprecato. L’atmosfera in cui fiorisce la serie di compiuti bozzetti di cui si compone il film (dall’incontro coi preti richiedenti un pronto intervento col crick in latino alla scia delle turiste tedeschine che i due segugi inseguono per poi lasciarla, inutilmente, svanire alla rimpatriata familiare nella campagna toscana in cui il tanto idealizzato cugino Alfredo si scopre figlio adulterino di un accigliato fattore) è quella quasi carnevalesca dell’unico periodo dell’anno in cui, tradizionalmente, ogni rovesciamento è permesso e in cui le maschere hanno il sopravvento sulla realtà. Il quadro è completato da quell’immancabile sottofondo  musicale di canzoni italiane anni ’60 in cui, a detta di Cortona, c’era tutto - dalla solitudine all’alienazione - e che proprio per questo, in spiaggia come in autogrill, costituivano la colonna sonora portante di ogni individuo che, giovane o vecchio, volesse a quell’epoca sentirsi partecipe dell’allegra ventata di progresso cercando, secondo la contraddittoria morale del perennemente in fuga Bruno, di vivere la propria età come fosse la più bella.


 
  Ma il destino è scherzosamente inesorabile e, proprio quando la lacerante dialettica interiore pare momentaneamente sopita, quando le stranezze di chi oppone le virtuose procedure penali al grande twist della vita si avviano a una scoppiettante risoluzione, stravolge ineluttabilmente quel disarmonico equilibrio. E il finale che segue all’ultimo sorpasso, con le onde che si abbattono furiosamente sugli scogli stravolgendo un ritmo fino allora euforico, ci dimostra con analoga violenza quanto vano sia il tentativo di forzare la natura, sia a livello prettamente individuale che con l’artificiale creazione di un sogno collettivo.


Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? dimmi: ove tende questo vagar mio breve, il tuo corso immortale?

esteroula_p@hotmail.com
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