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La vendetta di James Brown

Di Gabriele Scanziani, 12.03.14 Il disco della settimana

Senza dubbio, James Brown è stato una delle figure più importanti e influenti nella storia della musica. Un innovatore di impressionante levatura e un performer dinamico con una presenza scenica fenomenale, James Brown divenne una figura culturale per l'America nera ed ebbe abbastanza carisma per ridisegnare il paesaggio del Rhythm & Blues. La cosa strana è che il suo catalogo musicale rimane immerso nel caos più totale. Brown ha sfornato circa 80 dischi registrati in studio, di qualità ampiamente divergenti nel corso della sua carriera. Molti album avevano 2 o 3 tracce forti e il resto del materiale pare di puro riempimento. Vi sono poi altri 30 album live e oltre 100 compilation in cui compaiono canzoni del Nostro. Comprendo dunque perché il tentativo di immergersi nella discografia di Brown possa essere una prospettiva scoraggiante per i più. Tuttavia The Payback è uno dei migliori album della carriera di James Brown, la sua ultima vera affermazione musicale prima del declino, musicale e umano.



Di questo disco, più di ogni altra cosa, cattura la band di supporto di Brown, i J.B.'s, al vertice assoluto delle proprie capacità. Nel 1973, momento di pubblicazione del disco, il gruppo era divenuto una macchina ritmica ormai levigata, con un'unione di intenti quasi telepatica. Dal punto di vista tecnico, erano capaci di incredibili gesta di destrezza e James Brown li aveva portati ad avere quel tipo di stato mentale e di disciplina.

Difficile non parlare dalla traccia che dà il titolo al disco. Si tratta di sette minuti e mezzo di teso, potente groove. Da subito si intuisce che Brown abbandona la spettacolarità e l'atmosfera da pista da ballo che ha caratterizzato gran parte delle sue precedenti produzioni, va dritto all'espressione di vendetta nei confronti di un fantomatico spasimante della sua fidanzata. È forza, è impatto, è l'utilizzo della musica funk come espressione di minaccia pura, una totale novità per il genere, che in seguito più di ogni altro genere abbraccerà questo filone, dalle sigle dei film d'azione al meraviglioso lamentio ritmato del Wah Wah.



Scavando, al secondo ascolto, riesce difficile non innamorarsi di "Shoot Your Shot" o di "Take Some, Leave Some". Nella seconda, in particolare, la voce di Brown prende sfumature di blues, come un camaleonte muta il proprio colore per far percepire a chi ascolta l'enorme fertilità del territorio Funk.

Con otto canzoni dense, di cui una da dodici minuti e quarantotto secondi dal titolo quasi ironico "Time Is Running Out Fast", The Payback è un album impegnativo che mette senza dubbio alla prova la resistenza di molti ascoltatori. Come tale, non è probabilmente l'introduzione più adatta alla musica di James Brown. Comprendo bene dunque chi si avvicina a questo fantastico artista attraverso una delle tante compilation dei suoi grandi successi. Nondimeno, se siete interessati ad ascoltare un gruppo di musicisti estremamente abili che spingono la qualità della musica funk più lontano di quanto fatto da altri in precedenza, allora The Payback vale il tempo che richiede.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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