Jigga cover

Il ragionevole dubbio di Jay Z

Di Gabriele Scanziani, 26.03.14 Il disco della settimana

Jay-Z, una volta ha detto al Rolling Stone che durante la realizzazione di questo disco: "Lo studio era come il divano di uno psichiatra per me". Tuttavia, gli elementi che differenziano questo album dalle migliaia che affrontano la tematica 'della strada', sono la profondità e la diversità. La prima impressione che Jay Z dà in Reasonable Doubt è quella del mafioso. I rimandi sono ovunque in questo lavoro, dalla copertina alla tracklist. Nel periodo di uscita del disco, siamo nel 1996, i rapper che facevano musica usando la figura del mafioso, del Don Corleone pronto a difendere ‘a famigghia, erano moltissimi. Il compito quindi di distinguersi dai suoi colleghi nell’oceano delle produzioni di quel periodo era arduo. Eppure Jay Z l’ha portato a termine.

La perfezione è inseguita da ogni artista e, a prima vista, potrebbe sfuggire quanto il Nostro vi ci sia avvicinato, ma una volta esplorato questo lavoro attraverso la produzione musicale, l’esecuzione metrica e l’interpretazione, la perfezione non sembra tanto lontana.



L'album si apre con “Can’t Knock The Hustle”, in cui Jay è affiancato da Mary J Blige e non sacrifica nulla della sua profondità di scrittura, tant’è che appena la cantante si interrompe il rapper newyorkese non fatica a spingere la voce descrivendo la vita di strada.
Rappa come fosse già nel suo mondo, scavando da subito a parecchie miglia di profondità nel personaggio che ha creato per se stesso. È una prima indicazione di dove l'album andrà, con tre dei suoi componenti principali: produzioni dal sapore lussureggiante ma con una grande componente soul, rime ricche di significato e un flow orecchiabile. Elementi che, sommati, spiegano con facilità il successo sia dell’artista che del disco.

Il lato oscuro di Jay Z si fa strada in “Dead Presidents II”, traccia prodotta magistralmente da Ski, con un gustoso scratch di Nas. Qui Jay tocca argomenti come l’omicidio e l'avidità con un tale vigore e in maniera talmente convincente da sembrare quasi posseduto. Si affronta l'altro lato della sua personalità, quello del ragazzo cresciuto per strada, quello del giovane uomo spietato, pronto a tutto e che non si ferma davanti a nulla per raggiungere i propri obbiettivi.

Sempre Ski produce “Feelin’ It”, canzone fantastica in cui Jay Z sfoggia una naturalezza nel rap estremamente rara per il tempo, regalando al suo pubblico (allora ancora inesistente) un’immagine di sé senza filtri. Un’onestà brutale, che ricorda quella dei primi bluesman, che cantavano di catene e campi di cotone.



Il terzo pezzo, sesto nell’ordine dell’album, che si fa notare per la qualità con cui è scritto e per la perfezione della produzione è “D’Evils”. È una delle canzoni più dirette che esistano all’interno del genere, senza parlare delle soluzioni metriche, della scrittura, della capacità di dipingere un’intera situazione, di comunicare la cattiveria, di esplorare i demoni che abitano l’essere umano e nutrono la sua parte oscura. Jay Z in questo è maestro e lo fa su una delle più belle strumentali di Dj Premier.

In “Reasonable Doubt” Jay non si limita a fornire un racconto vivido e dettagliato della vita per la strada, ma regala all’ascoltatore uno sguardo puro, non filtrato, nella mente di qualcuno le cui opzioni sono limitate e che, nonostante tutto, è determinato a non diventare una vittima delle circostanze. Qui non si tratta solo di gangsta rap o di quello che può piacere a livello personale nel genere. Qui si tratta di rispondere ad una domanda, costantemente presente nel disco ma mai espressa in maniera diretta: “Se anche uno come me può farcela, voi cosa diavolo state aspettando?”.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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