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Romeo, er mejo der Colosseo

Di Alma, 03.04.14 Curiosando

Tutti i siti archeologici nel cuore della città di Roma sono popolati da colonie feline, la più importante è quella dell’area sacra di Torre Argentina con più di 400 esemplari. Incuranti dei turisti che li fotografono spesso più dei monumenti stessi, loro, i gatti, si godono il sole sdraiati qua e là sugli antichi ruderi sapendo che il cibo e le cure non mancheranno: i romani li rispettano e li amano da sempre.

I gatti arrivarono a Roma verso il 500 a.C. diventando subito compagni della vita terrena e anche di quella oltre la morte. Durante l’Impero Romano venne introdotto il culto di Bastet che rafforzò la venerazione del gatto sacro e nel luogo dove fu costruito il tempio dedicato alla dea è stata rinvenuta una piccola statua della gatta che oggi si trova sul cornicione di un palazzo in Via della Gatta.

Durante il Medioevo il gatto venne associato a eretici, streghe e demoni e, addirittura un papa, Innocenzo VIII, li scomunicò tutti e solo dal Rinascimento il gatto venne rivalutato dalla Chiesa.

Oggi sono le “gattare” ad occuparsi della popolazione felina romana, tra di loro la più famosa è stata Anna Magnani, musa del neo realismo cinematografico italiano che abitava non lontano da Torre Argentina.

Immagine: mt33-flickr


Mi piace il verbo sentire. Sentire il rumore del mare, sentirne l’odore. Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra, sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco. Sentire l’odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore. Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente. Alda Merini

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