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Gurung, spericolati raccoglitori di miele

Di Ahirina Beretta, 09.04.14 Curiosando

La caccia al miele si può vedere solo in Nepal. Gli indigeni, nepalesi membri della comunità Gurung e quelli della comunità Magar, si riuniscono due volte l’anno per andare a caccia di miele. Gli alveari delle apis dorsata - considerate le più grandi del mondo - sono enormi api di 3 centimetri che producono miele a volontà e si trovano ai piedi delle alte pareti rocciose dell’Himalaya nepalese.

È un lavoro considerato tra i più rischiosi del mondo e richiede notevoli competenze e coraggio. L’attività di raccolta del miele è una tradizione antichissima, tramandata di generazione in generazione.

Il miele viene raccolto due volte l’anno, nel periodo aprile-maggio e ottobre-novembre. I cacciatori, con l’ausilio di funi di canapa e scale di corda fatti in casa, appesi nel vuoto a trecento metri d’altezza, vanno a caccia del miele delle api selvatiche che, per complicare il lavoro, costruiscono gli alveari in luoghi difficili da raggiungere, in alto sulle pareti rocciose.

Questo miele ha un alto valore di mercato perché viene utilizzato per la produzione di numerosi farmaci, e come alimento giornaliero, da mangiare con il pane.

Da una comunità all’altra il rituale del raccolto varia leggermente, la caccia al miele inizia con una preghiera, offerta di fiori, frutta e riso e per allontanare le api dai loro favi accendono il fuoco per far salire il fumo e cosi “tranquillizzarle”. 

Il servizio reso da queste migliaia d’api è vitale per l’ecosistema, perché grazie a loro vengono impollinati circa il 25% delle piante selvatiche.

In questo sito potete trovare le immagini spettacolari sul popolo dei cacciatore di miele del fotografo Eric Tourneret.

Immagine: Jon Sullivan-WikimediaCC


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