Voodoo

Il Voodoo di D'Angelo

Di Gabriele Scanziani, 23.04.14 Il disco della settimana

Voodoo è un album atipico. Anche se ottenne relativamente poco successo in Europa, negli Stati Uniti fu un lavoro molto atteso, enormemente anticipato. Eppure, nonostante il disco abbia raggiunto un ampio consenso di pubblico, manca di tutti gli elementi musicali (dalle progressioni alle variazioni) che distinguevano la musica di successo nei primi anni del nuovo millennio. Lontano dal Pop di Britney Spears, lontano dal mix di plastica tanto caro alle radio alla fine degli anni Novanta, lontano anni luce dall’essere direttamente riconducibile ad unico genere.
Scandito da un lungo, languido groove cangiante, Voodoo conferma D'Angelo come un vero artista, ponendolo lontano dal ruolo riduttivo di cantante neo soul di bell’aspetto, adorato dal pubblico femminile.



Dopo il suo LP di debutto del 1995 dal titolo Brown Sugar, D'Angelo è ossessionato dal funk e dall’R’n’B. Persino un grande esperto di musica black come Christopher Wiengarten, dalle colonne del Rolling Stone Magazine, scriveva nell’estate del 2000:

"Ero terrorizzato che Vodoo fosse il follow-up di Brown Sugar, invece sono cinque anni di studio approfondito presso l’Università del Soul! La sola scusa che posso accettare da chi dice di non aver capito il disco è la sordità".

Lavorare con i propri coetanei, come Raphael Saadiq, Q -Tip e Questlove, pare abbia fatto molto bene al buon signor Archer, in arte D’Angelo, l'album è stato registrato a New York, presso i leggendari studi Electric Lady Studios, usando apparecchiature rigorosamente analogiche.
L'influenza di Sly & the Family Stone è evidente, così come pure si sente la direzione artistica di Questlove, discreta ma determinante. Così, ascoltando Voodoo, siamo accolti dal tanfo fumoso della opening track Playa Playa, ovvero sette minuti di street funk d’annata.



L’album prende forma all’ascolto, quasi fosse creta nelle mani dell’ascoltatore, la musica si adatta alle emozioni che evoca. Influenza la propria metamorfosi. La cover dell’intramontabile Roberta Flack Feel Like Makin’ Love unisce il vecchio al nuovo, prendendo in prestito la quiete (prima della tempesta) degli anni '70 e aggiornandola con la spinta del 21 ° secolo. D'Angelo riesce a creare qualcosa di sorprendente e, soprattutto, unico attraverso tutte queste fusioni.

Nessuna traccia è lunga meno di quattro minuti e mezzo, Voodoo propone un lungo ascolto e richiede molta attenzione. Con un piede nel Soul, uno nell’Hip Hop e abbracciando contemporaneamente quasi ogni genere di musica nera che lo aveva preceduto, D'Angelo ha creato un album di rara bellezza. Non fatico a definirlo uno dei dischi più belli degli ultimi 14 anni.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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