The peacocks back

Stan Getz presents Jimmie Rowles “The Peacocks”

Di Steven Delli Zuani, 07.05.14 Il disco della settimana

“The Peacocks” è un disco del 1975 prodotto da Stan Getz per la Columbia Records. Stan Getz ha voluto fare questo disco con uno dei suoi musicisti preferiti, Jimmie Rowles, conosciuto come pianista accompagnatore di cantanti come Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, ha suonato con Lester Young, Ben Webster, Charlie Parker.
È decisamente un’incontro tra due giganti quello tra Getz e Rowles che con “The Peacocks” ci offrono un’esperienza d’ascolto unica con 13 brani proposti di cui 5 duetti strumentali tra Rowles e Getz. Nonostante “The Peacocks” esce come lavoro di Stan Getz, il nucleo da cui si sviluppa la direzione musicale è Jimmie Rowles, il musicista dei musicisti, così era considerato dai suoi contemporanei.



Per realizzare quest’album, Getz chiama Buster Williams, contrabbassista con Miles Davis, Herbie Hancock, Art Blakey, e Elvin Jones già batterista del quartetto di John Coltrane, uno dei più innovativi e influenti batteristi di tutti tempi.
“Peacocks” è una splendida ballata composta da Jimmie Rowles diventata uno standard Jazz, Getz e Rowles ci regalano un’esecuzione memorabile, riescono a portare alla luce la vera ragion d’essere della musica, il nucleo più profondo dell’essere.
Vorrei ricordare tra le interpretazioni più belle di “Peacocks”, quella di Bill Evans nel suo disco postumo “You must believe in Spring”, e la versione tratta dalla colonna sonora del film “Round midnight” di Bertrand Tavernier, interpretata da Wayne Shorter, Herbie Hancock, Billy Higgins e Pierre Michelot.

Il primo brano del disco è “I’ll never be the same” cantato da Rowles con un chiaro riferimento a Billie Holiday. Rowles ci offre un’interpretazione che lascia senza parole, il modo in cui fraseggia, l’intimità che crea, il suo timing e la capacità di esprimere i sentimenti che la realtà suscita nell’essere umano. Stan Getz fà un bellissimo solo, dopo il quale segue la ripresa vocale nella quale il sassofono si fonde con la voce in un dialogo pieno di poesia e sensibilità.


Immagine: www.cps-static.rovicorp.com

Tanti i capolavori compositivi interpretati in questo disco come “Body and Soul”in cui  l’interpretazione di Rowles, la fluidità, i suoi rubati, il suo  senso del tempo ne fanno un capolavoro. Anche le due composizioni di Duke Ellington “What Am I Here For” e ”Serenade to Sweden” sono dei duetti in cui la maestria melodica di Getz, la sua capacità di generare frasi melodiche di lunghezza  diseguale sono delle gemme di bellezza melodica, ma non è romanticismo frutto dell’idealizzazione dei sentimenti espressa esteticamente, è qualcosa di molto piu profondo, “è con il soffio dare vita a ciò che già esiste”; il materiale è il tessuto armonico del brano attraverso il quale Getz enuncia il propio io.
Rowles, durante i suoi soli, esprime e raggiunge momenti di grande intensità armonica.

Non da ultimo due composizioni di Wayne Shorter “Lester left Town” dedicata alla scomparsa di Lester Young e “The Chess Players”. In quest’ultima il cantante Jon Hendricks, ascoltando l’incisione ancora inedita, ebbe l’idea di scrivere un testo. Getz e Rowles accolsero l’idea e con il benestare del compositore furono sovraincise le parti vocali con un testo cantato da Jon Hendricks, sua moglie Judy, sua figlia Michelle e la figlia di Stan Getz, Beverly. Il risultato è semplicemente geniale. Non poteva essere diversamente, con Jon Hendricks cantante solista nell’orchestra di Duke Ellington e Count Basie, di cui ha trascritto vocalmente tutte le partiture d’orchestra e ha passato tutta la sua vita a scrivere testi e poesie sulle improvvisazioni dei grandi solisti.
“The Chess Players” inizia con un’introduzione di Elvin Jones, e prende anche un solo in cui rivela la caleidoscopica bellezza delle diverse dimensioni del ritmo nello spazio, con poliritmie e sovraimposizioni metriche, un esempio dello stupefacente universo musicale di Elvin Jones.


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Buster Williams e Jones hanno un “Groove” contagioso, una condivisione dello spazio in cui si muovono. Il contrabbasso di Williams sembra un organo, ha un suono grande, rotondo che avvolge e abbraccia.
“Rose Marie”è un brano carico di humour e totale complicità ludica tra Rowles, Getz e la sezione ritmica, una parodia impressionista della bossa nova. Da notare le sottili sovraimposizioni metriche di Elvin Jones in ¾ e la citazione nella coda finale di “Wave” di Antonio Carlos Jobim appena accennata al pianoforte, estemporanea o voluta? Che sia per Getz celebrare una liberazione dal repertorio della bossa nova?  Di sicuro uno straordinario  universo quello proposto in “The Peacocks”.
Buon ascolto.


La musica ha la sua fonte nel nucleo più profondo dell'uomo.


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