133297 a

Squisitamente folli e follemente geniali: The Bonzo Dog Doo-Dah Band

Di Gabriele Scanziani, 14.05.14 Il disco della settimana

Per saper prendere in giro qualcosa, bisogna conoscerlo bene. C’era una volta un gruppo di squinternati studentelli d’arte che, un po’ per gioco, un po’ per passione e un po’ per prendere per i fondelli l’autorità musicale dell’epoca, decidono di formare una band. Nessun gruppo rock, nessuna band col caschetto e all’acqua di rose, nessuna combinazione chitarra-basso-batteria. Invece cinque elementi, cinque ragazzi tutti in grado di suonare più di uno strumento che facevano urlare ed esplodere trombe, piano, chitarre, banjos, sassofoni e chi più ne ha più ne metta.



In grado di fondere il Folk alla musica da circo, imbastardendolo squisitamente e trasformandolo in marcetta, i ragazzi della Bonzo Dog Doo-Dah Band hanno un atteggiamento unidirezionale nei confronti della musica e delle cose della vita in generale: non gli frega niente di niente. Sono la versione maschile delle amiche di Cindy Lauper: i ragazzi vogliono solo divertirsi.
Irriverenti, provocatori, amanti del nonsense. Posseggono tutte le caratteristiche per innamorarsi di loro a prima vista. L’album Gorilla, superato lo shock iniziale, ha diverse cose in comune con Freak Out! di Zappa, entrambi i lavori sono assurdi, pieni di colore e imprevedibili. Ma, a parte queste caratteristiche, vi è una differenza fondamentale fra i due approcci alla musica. Zappa si ispira prettamente alla tradizione musicale americana (fra cui Jazz, Blues e Doo-Wop), mentre i Nostri si rifanno direttamente a quella anglosassone, prendendo a man bassa dal folk e infarcendo il panino con atmosfere da scenetta comica alla Benny Hill.
Parlando dei pezzi, prendiamo “Jazz, Delicious Hot, Disgusting Cold” per esempio. Perfetta follia creativa, apparentemente. Ed è così. La storia se la ricorda molto bene Neil Innes, membro fondatore della band, che racconta al magazine Uncut:

Si era deciso di fare una canzone un po’ dada, registrare tutto in una volta sola. Senza rifare, senza migliorare niente. Così Viv (Stanshall) prese la tromba, che non aveva mai suonato prima. Rodney (Slater) prese il trombone, che non aveva mai suonato prima. Roger (Ruskin Spear) andò ridendo verso il clarinetto. E l’abbiamo suonata così, esattamente come la sentite sul disco. Mi fa morire dal ridere ogni volta che la risento.

E questo fecero. Si divertirono e questa folle goliardia compare nel loro lavoro. Sfido chiunque, anche il più serio dei burocrati, ad ascoltare questo album per intero senza neanche mezzo sorriso. Io mi spancio ogni volta che la puntina del mio giradischi bacia il solco di questo vinile.



Altra parte estremamente divertente fu la critica musicale. Alcuni “giornalisti” li descrissero come un gruppo d’avanguardia, intenzionato a prendere posizione e criticare il sistema attraverso mezzi di protesta artistici. In realtà, al di là di tutta questa pippa, si trattava solo di alcuni ragazzi che si divertivano a far musica. Nessun intellettualismo anti regime, nessun esperto saccente e sputasentenze che, dall’alto del suo nulla, critica l’arte con l’arte.
Per cui in qualche modo, pur senza farlo apposta, la Bonzo Dog Doo-Dah Band è riuscita davvero a prendere in giro tutti, pur volendo solo divertirsi con la musica. Ma da quando prenderli tutti in giro non è un divertimento?


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
Scritti: 163 articoli