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Erzsébet Báthory: professione serial killer

Di Ivo Carrozzo, 28.05.14 Curiosando

Il mestiere del serial killer non è una prerogativa solo maschile. Anche donne si sono cimentate in questa truce attività e tra esse spicca il nome di Erzsébet Báthory, la quale per amor del vero non sfigura nemmeno con i più feroci tra i “colleghi” maschi.

Nata nel 1560 a Nyírbátor, nell’Ungheria nord-orientale, è sospettata di aver torturato e ucciso tra le 100 e le 300 vittime con metodi atroci, spietati e a volte grotteschi. Addirittura, stando ad un diario, di cui però non è confermata l’esistenza, le persone da lei uccise sarebbero più di 650.

La contessa, fin da bambina aveva mostrato gravi segni di epilessia e schizofrenia, rintracciabili anche in altri membri della sua parentela, probabilmente a causa della loro consanguineità.

La sua iniziazione al male avvenne probabilmente per mano di Dorothea Szentes, un’esperta di magia nera, che incoraggiò le sue tendenze sadiche e le insegnò la stregoneria.

Da li in poi fu artefice di torture e uccisioni crudeli quanto bizzarre e nella convinzione che il sangue delle sue vittime avesse su di lei effetti benefici arrivò anche a berlo o usarlo in riti e abluzioni per assicurarsi giovinezza eterna.

Alle sue pratiche fu posta fine per ordine dell’imperatore Mattia, il quale ordinò fosse murata viva in una cella con un unico foro per ricevere il cibo. Li vi rimase confinata per quattro anni, prima di lasciarsi morire di fame, e da allora la sua figura è sfumata nel mito e nell’immaginario vampiresco.

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