Pulp fiction uma thurman

PULP FICTION

Di Sara B., 19.05.14 24 Fotogrammi

Pulp Fiction compie 20 anni!!

Incredibile a dirsi lo straordinario film di Tarantino che sconvolse ed entusiasmò pubblico e critica nel 1994, festeggia due decenni di vita.
Il CineStar gli rende omaggio venerdì prossimo, 23 maggio 2014, con una proiezione speciale.
 

Originale, innovativo, esagerato, grandioso e soprattutto pulp.
Pulp Fiction è un film che segna e stravolge la storia del cinema, un'opera decisamente fuori dagli schemi che divenne il caso cinematografico della prima metà degli anni '90 e lanciò il suo regista, il giovane (allora 31enne) Quentin Tarantino come il nuovo prodigio del cinema americano.
Vinse al Festival di Cannes, è già questo è un fatto degno di nota che un film così atipico si aggiudichi la Palma d'oro ad una manifestazione importante come Cannes, ma non solo, alla Palma d'oro segue un grande successo di pubblico e una vera e propria venerazione da parte della critica. Nel 1995 riceve ben 7 nominations agli Oscar e vince per la miglior sceneggiatura.

Le recensioni del film sono state entusiastiche, sulla stampa di tutto il mondo si sono sprecati fiumi di inchiostro per raccontare chi fosse Quentin Tarantino e per lodarne il coraggio nel presentare un'opera originalissima realizzata con un budget (relativamente) limitato. Pulp Fiction, riconosciuto come cult, ha finito per trovare spazio dovunque e comunque per essere citato.

Cos'ha di così particolare questo film? Tutto a cominciare dalla sceneggiatura dove tempo e spazio vengono mischiati tra loro in un contorto intreccio: il percorso temporale procede con brusche progressioni in avanti o all’indietro, la spazialità è discontinua e disomogenea in forma assolutamente inedita. Il film sembra il risultato di uno spappolamento e riallineamento dei vari tasselli che lo costituiscono, è pulp appunto.

La parola pulp indica una “massa informe” e fa riferimento alla carta di basso costo sulla quale erano stampati i racconti popolari degli anni '30 ed era associata ad una narrativa da "quattro soldi". Mentre con fiction Tarantino ci vuole dire che si tratta di pura finzione, il regista infatti non prende nulla sul serio e sdrammatizza le situazioni più truci con un umorismo ghignante e irresistibile. Il film è pura azione contemplativa, non vuole dirci niente del mondo, della vita, della realtà, è tutto compreso nella wonderland della fiction.
Pulp Fiction mostra il piacere del raccontare del suo regista e del saper raccontare una storia e i suoi personaggi.

Comunque al di là della violenza e dello humor fumettistico, Pulp Fiction è caratterizzato da una forte morale, il suo tema centrale è infatti la redenzione, che è un elemento tipico dei film noir. Analizzando ogni singola storia si scopre che vi è uno schema molto preciso di narrazione: situazione banale di partenza, imprevisto narrativo, breve ma intenso momento di tensione, rientro nella situazione banale di partenza. In questo percorso ogni personaggio subisce un'evoluzione caratteriale e alla fine si redime. Pensiamo ai due gangster, Jules e Vincent, il primo, che fin dall’inizio recita a memoria i versetti di Ezechiele, si redime, smette e si salva, l’altro, che continua a fare il gangster, viene punito e ucciso. Oppure i due rapinatori, Pumpkin e Honey Bunny, che vengono beneficiati dal cambiamento di Jules per intraprendere a loro volta il cammino della redenzione; è emblematica la loro uscita dal ristorante uno abbracciato all’altro, e il loro dirigersi verso la luce del mattino che entra dalla porta del ristorante. E così anche gli altri Marsellus perdona Butch e parte da Los Angeles in sella al chopper che si chiama Grace (Grazia). Mia va in overdose ma si salva.

Un altro elemento che contraddistingue l'opera è l’attenzione assoluta che Tarantino concede ai dialoghi dei suoi personaggi, loro non solo parlano incessantemente, ma sembra che non riescano a stare zitti. D'altra parte è in questo modo che manifestano la propria esistenza, parlando. Così in Pulp Fiction si parla di hamburger in Francia ed hamburger hawaiani, di serial tv, di massaggi ai piedi, della differenza tra pancino e pancetta. E intanto il dialogo interrompe l'azione e spiazza lo spettatore a causa dell'incoerenza tra una scena tragica e un blaterare su dettagli di vita quotidiana insignificanti. La suspence si dilata e il colpo d'azione si rimanda di continuo e arriva quando meno te l'aspetti.

Tarantino smontando, cucendo, accavallando alcuni episodi minimalisti di altissima tensione e banalissima quotidianità fa del film un perfetto gioco di incastri.

Grande rilievo nel film viene inoltre dato alla musica che contribuisce a creare le atmosfere e a dare ritmo alla pellicola. La musica è infatti intrecciata strettamente al racconto, è funzionale alla narrazione e ai suoi continui "cambi di marcia". In alcuni momenti il film corre, mentre in altri è più rilassato, la colonna sonora dà il giusto ritmo e contraddistingue le atmosfere. Per sceglierla Tarantino recupera brani degli anni Sessanta e Settanta, alternando pezzi semi-conosciuti a classici d’autore ed ogni brano si associa perfettamente alla sequenza narrativa.

A proposito della scelta musicale, bellissima la scena del ballo con Uma Thurman/Mia Wallace e John Travolta/Vincent Vega sulle note di You Never Can Tell, del 1964 di Chuck Berry, che mostra anche come Pulp Fiction raccolga pezzi di film del passato e se ne compone, con citazioni  e riferimenti, qui John Travolta ballerino come nella Febbre del Sabato Sera. Per non parlare delle icone del cinema presenti nel locale dove Mia e Vince si trovano a cena, il Jack Rabbit Slim's.

Pulp Fiction è un “calderone” in cui si mischiano tutto le influenze assorbite dal regista, oltre che dal cinema, anche dalla letteratura, dalla musica e dalla televisione. C'è tutta la cultura pop americana e l'influenza dei gangster movie, dei noir e dei B-movies.

E' un capolavoro rivoluzionario e memorabile.

Merita quindi di essere visto o rivisto su grande schermo, l'appuntamento al CineStar è imperdibile!!

 

Citazione

Mia: Non odi tutto questo?
Vincent: Odio cosa?
Mia: I silenzi che mettono a disagio… Perché sentiamo la necessità di chiaccherare di puttanate per sentirci più a nostro agio?
Vincent: Non lo so… È un'ottima domanda.
Mia: È solo allora che sai di aver trovato qualcuno speciale...quando puoi chiudere quella ca**o di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace.


Appassionata di cinema, amante delle lettere. Immagini e parole che riempiono la vita. «Il cinema è il nastro dei sogni» Orson Welles.

sarabarnabeo@gmail.com
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