Un marito ideale

Un marito ideale

Di Ester Pasquato, 29.09.14 24 Fotogrammi

  Il film che vi proponiamo questa sera è la convincente ricostruzione cinematografica di una commedia di Oscar Wilde ambientata nella raffinata Inghilterra di fine ‘800, in una stagione in cui “le persone sono a caccia di mariti o se ne nascondono…”. Ed è proprio a dispetto della sua fede nel celibato che il mondano Lord Arthur Goring, donnaiolo sfegatato, si troverà coinvolto in una serie intrighi che finiranno per minare irreversibilmente la sua passione per la libertà. Al contrario il galante e rispettabile Sir Robert Chiltern è un uomo politico di successo e un marito ideale per la sua incantevole moglie, finché l’improvvisa apparizione della signora Cheveley, a conoscenza di alcuni scottanti segreti, non sconvolgerà l’apparente quiete domestica. Infatti in un’ambiente in cui si parla di nulla perché la nullità è l’unica cosa che si conosce e ogni persona che s’incontra rappresenta, proprio per questo motivo, quel paradosso che rende la società così comune, anche il ricatto non è considerato infame ma il semplice gioco della vita. E i personaggi, a costo di rinunciare alle proprie cieche verità fondate su un’alquanto semplicistica morale di stampo vittoriano, dovranno infine riconoscere che ogni idealizzazione è fonte di dolore mentre il vero amore è quello che si dona, non si compra, a chi è più imperfetto. Guardare una cosa, ci insegna appunto la perspicace Lady Mable innamorata dell’indefesso scapolo, è molto diverso dal vederla realmente, che implica un effettivo riconoscimento della sua bellezza e, quindi, della sua indissolubile imperfezione.


  La gustosa ambientazione d’epoca non rinuncia quindi a proporci un messaggio dal valore universale, quale ogni grande artista sa conferire alla sua opera, offrendoci la visione della miseria di un mondo dove nessuno è sufficientemente ricco da potersi ricomprare il proprio passato, e al tempo stesso, la chiave per risolverlo: se infatti l’unico idillio eterno è l’amore rivolto a noi stessi, il vero coraggio consiste invece nell’accettazione integrale dell’altro. E proprio nel momento in cui la prospettiva maschile tenta di imporre un modello cristallino di ordine ispirato alle più rigide regole etiche dettate dall’uomo-padrone, le vere vincitrici di questa deliziosa commedia degli equivoci risultano invece le donne, effettive depositarie e garanti della felicità familiare e di quel fondo intoccabile di libertà individuale.
 


Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? dimmi: ove tende questo vagar mio breve, il tuo corso immortale?

esteroula_p@hotmail.com
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