Maiden voyage

L’ignoto appartiene al mare

Di Steven Delli Zuani, 04.06.14 Il disco della settimana

Herbie Hancock / “Maiden Voyage", insieme a “The kind of blue” di Miles Davis del 1958 e ai due lavori di John Coltrane ”My favorite Things” de1961 e “Impressions” del 1963, è uno degli album chiave per lo sviluppo del Jazz moderno, e più precisamente del Jazz modale.Uno stile che vede gli albori negli anni cinquanta, con la publicazione del libro di teoria musicale “Lydian Chromatic Concept of Tonal Organisation, the art and science of tonal gravity” di George Russell.

È un approccio nuovo, il Jazz si libera dalla progressione degli accordi della tonalità del brano, ad ogni accordo si associano delle scale modali ognuna di loro con una sua tonica e un colore diverso. Cosa c’è di nuovo è come sono usate le scale modali. Modi antichi  già esistevano nell’antica Grecia e prendevano il nome dalle varie regioni. In ognuna di esse si componeva musica utlizzando un modo o scala specifica che prendeva il nome dalla regione in cui veniva utilizzata, Lydia, Ionica, Misolidia, Dorica, Eolia, Frigia, Locria. Come hanno fatto Debussy, Ravel e altri quello che succede nel Jazz modale  è quindi un riprendere dal passato del materiale e utilizzarlo in un modo nuovo in un contesto armonico moderno e scoprendo un legame ben definito. Tutti i grandi innovatori hanno attinto, riletto e usato elementi del passato, e l’innovazione e l’evoluzione della musica attraverso i secoli è l’esempio di tutto ciò.



Maiden Voyage è un concept album che ha come tema il mare. Tema che ha ispirato in epoche diverse artisti, scrittori, musicisti. Herbie Hancock a soli 25 anni compone tutti i 5 brani contenuti nel disco, decisamente come compositore si erge al di sopra di altri grandi pianisti suoi contemporanei.
Herbie Hancock  sceglie come compagni d’avventura per questo progetto, Tony Williams alla batteria, Ron Carter al contrabbasso, George Coleman al sassofono tenore e Freddie Hubbard alla tromba. Ovvero il secondo storico quintetto di Miles Davis, senza Davis ma con Freddie Hubbard.

Il viaggio inaugurale  ha inizio  con il primo brano che dà il titolo all’album “Maiden Voyage” per l’appunto. Un brano basato su pochi accordi ripetuti con una figura ritmica ostinata.La novità di “Maiden Voyage” è che è un brano che si basa esclusivamente su una progressione di accordi sospesi (o sus7), che crea un atmosfera che sembra non rislovere mai armonicamente ha un colore tutto suo. È da questo nucleo che viene creato il tutto, o meglio esplorata l’immensità del tutto, colori forme e sfumature diverse. È un oceano profondo, infinito.



È un gioco di equilibri e sensibilità . Il solo di Coleman è suggestivo e innovativo nella sua creazione. Coleman attraverso l’uso di un modo antico e più precisamente il modo dorico, da questo nucleo di accordi riesce fluttuando nello spazio infinito a evocare dimensioni misteriose. Non è un concetto nuovo in musica partire da un nucleo da cui si crea il tutto. Un esempio è la musica di Bach in cui tutto nasce da un gruppo di note, le fughe che dal nucleo del tema si innalzano facendogli da contrappunto, o la musica dodecafonica in cui tutto nasce da un nucleo di note. “The eye of the Hurricaine” un blues in minore è una tempesta di energia. L’assolo di tromba di Hubbard è un vortice che descrive molto bene un uragano. Una capacità descrittiva espressa con grande virtuosismo.

“Maiden Voyage” è un racconto, una fiaba messa in musica l’equivalente di quanto fatto in passato dai compositori con i Poemi Sinfonici. “Little One”è un capolavoro lirico trascendentale, Hancock inizia il suo solo citando “A Love Supreme”di Coltrane. “Survival of the Fittiest” è un brano carico d’angoscia, ansia, con momenti Free, Hubbard durante il suo solo fà una citazione di “Hoe – Down” composizione di Aaron Copland che lo stesso Hubbard aveva interpretato quattro anni prima in un’altro grande disco di Oliver Nelson “The Blues and the Abstract Truth”. 

E per terminare “Dolphin Dance” una delle composizioni più belle di Hancock un magistero d’armonia ,bellezza melodica e forma. “Dolphin Dance” è come il sole al mattino: è un finale a lieto fine e “Maiden Voyage” è un racconto che una volta ascoltato non si scorda più.


La musica ha la sua fonte nel nucleo più profondo dell'uomo.


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