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Una vita mossa dai fili della passione

Di Luca Giovanni Ricci, 11.04.13 Palcoscenico: Una vita dietro le quinte

Marionettista, attore, scrittore, produttore teatrale.Con la sua compagnia, Teatro Antonin Artaud, ha creato più di 80 spettacoli esibendosi più di 5’000 volte in 15 diverse nazioni.

L’entusiasmo per il teatro, in particolare le marionette, come nasce e come si sviluppa?
“Mi sono avvicinato al teatro all’età di 17 anni. Al secondo anno di università ho deciso di mollare gli studi e dedicarmi completamente ad esso. È stata chiaramente una scelta che i miei genitori non hanno approvato poiché come altri della loro generazione desideravano vedere i loro figli medici o avvocati.
L’inizio non è stato facile ma negli anni ‘60 non si guardava in faccia niente e nessuno, avevi un’idea e ti buttavi. Ovvio! Ho mangiato riso per due anni ma non me ne pento. Spesso ciò che agli occhi di molti sono sacrifici, per me non lo sono stati. Ho sempre fatto quello che ho voluto.
Mi sono formato come mimo a Parigi da Decroux. La mia maestra era marionettista e ciò mi ha spinto a proseguire i miei studi in quella direzione”.

Il tuo concetto di teatro?
 “Dopo gli studi ho improntato la mia ricerca su una forma di teatro globale unendo attori, marionette e musicisti. Un teatro fatto di immagini e fantasia, non un teatro psicologico dove la parola è necessariamente predominante. Un teatro visivo dove le marionette sono uno strumento al quale, nel corso degli anni, abbiamo aggiunto la proiezione di diapositive, super8 e adesso i video. Sono stato tra i primi a integrare scene proiettate e marionette”.

Come nasce il Festival delle Marionette?
“Era il momento del revival delle marionette in Europa e iniziavano a sorgere i vari festival. In particolar modo nell’Est Europa, in Francia e Svezia. Da lì l’idea di crearne uno anche a Lugano.

Gli spettacoli fino al 1998 erano per adulti. Purtroppo mancanza di sale ci ha portati a dover interrompere il festival per cinque anni. Grazie alla riapertura del Teatro Foce nel 2002 e al Dicastero Giovani ed Eventi di Lugano, il festival delle marionette rinasce in Ticino ma il pubblico non era più lo stesso. Per la maggiore erano richiesti spettacoli per bambini. Ciò non ci ha impedito di mantenere negli spettacoli qualcosa che richiamasse le nostre ambizioni iniziali”.

Il futuro delle marionette?
“La storia delle marionette risale a circa 4000 anni fa. C’erano in Grecia, a Roma, in Egitto, nel medioevo, hanno avuto particolare fortuna nell’800. Dopo un periodo di decadimento agli inizi del XX sec. hanno ripreso dopo la seconda guerra mondiale. Oggi questo grande movimento di revival sta volgendo al termine ma penso che un giorno o l’altro rinasceranno. Ancora oggi ci sono degli spettacoli bellissimi anche di stampo cabarettistico. Non mancano certo gli spettacoli per bambini. Dipende sempre dall’entusiasmo di chi li porta avanti. Sicuramente le marionette si mescoleranno con altre forme di teatro. Questo è il futuro che mi immagino anche se è sempre incerto”.

C’è una persona a cui ti ispiri?
“Nessun modello! Ho la convinzione che nel teatro non si inventi niente. Siamo semplici eredi di quella che è la tradizione teatrale dei grandi come Mollière, Shakespeare, Peter Brook come tutta la tradizione delle marionette. È difficile che esista un’avanguardia, si tratta piuttosto di un ridare vita a quella che è la tradizione. Il legame che ho con Antonin Artaud, al quale ho dedicato la mia compagnia, è per me un’affiliazione come anche quella che ho con i miei maestri ai quali penso quando allestisco qualche cosa”.

Un libro che consiglieresti?
“Ne approfitto e dico il mio libro sul festival, “Marionette al portale Sud”. È la storia di come abbiamo portato le marionette qui a Lugano, le nostre avventure e come nasce”.

Un film che consiglieresti?
“Il cinema è una cosa che mi affascina molto. Un film per me significativo, anche se abbastanza impegnativo, è The birth of a Nation di David Griffith. Mi affascinano anche i film di Méliès che ha inventato il cinema di fantasia con i primi effetti speciali nel 1900. L’ultimo film di Godard, Film socialisme, penso sia un capolavoro”.

Il viaggio più affascinante che hai fatto?
“Sicuramente il viaggio che ho fatto in Egitto nel ’96 con alcuni archeologi del museo egizio di Torino è stata una delle più grandi impressioni della mia vita.
A livello professionale ho l’impressione di aver viaggiato in paesi che oggi non esistono più. La Polonia per esempio, prima della caduta del muro aveva dei teatri impressionanti, così l’Ungheria. Il Teatro delle marionette di Mosca contava 350 persone che vi lavoravano”.


Non ho mai vissuto nello stesso posto per più di sei anni. Adattarmi è stata una necessità. Arricchirmi...un piacere! Ho studiato Filosofia e Teologia a Roma. Mi piace tenermi informato e ascoltare le persone che stimo.

luca.ricci@lugano.ch
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