Disclosure settle

Disclosure: la natura del prodigio

Di Gabriele Scanziani, 09.07.14 Il disco della settimana

Negli ultimi anni, la crescente importanza della musica dance ha portato ad una serie di ottimi debutti: basti pensare agli SBTRKT o agli Holy Ghost!, come pure “Hanging Gardens” dei Classixx o l’album “Trouble”, esordio di Totally Enormous Extinct Dinosaurs, per nominarne alcuni. Questi album hanno ricontestualizzato in modo originale i suoni dei vari sottogeneri della dance - disco, dubstep, house e oltre - riuscendo ad abbinarli a strutture pop.



Un ulteriore elemento di questa lista è “Settle”, il brillante album di debutto dei Disclosure. I fratelli che compongono il duo, Howard e Guy Lawrence, sembrano incredibilmente giovani per il loro talento: Guy ha 22 anni, mentre Howard ha compiuto 19 anni alcuni mesi fa. In realtà il duo è sulla scena già da quattro anni, dal 2010, data in cui pubblicarono "Street Light Chronicle".
In breve tempo i due fratelli si allontanarono rapidamente dagli elementi cupi e i bassi pesanti, per dedicarsi ad un suono più uniforme e brillante.

In circa un'ora di ascolto, Settle offre un magistrale senso del ritmo, da When a Fire Starts to Burn alla traccia di chiusura, Help Me Lose My Mind. La dance music ha spesso avuto un rapporto conflittuale con il formato LP, ma la sequenza impeccabile di Settle porta ad un album che chiede di essere ascoltato nella sua interezza.



Ciò nonostante, sia gli inflessibili critici inglesi, che diversi artisti di musica elettronica, ci vanno coi piedi di piombo parlando dei Disclosure. Lo scetticismo è comprensibile, fino a un certo punto. Il movimento dance del Regno Unito si è a lungo vantato di spingere in avanti le cose e la divulgazione sulla scena del suono fresco del duo di cui sopra, segna la prima vera intenzione in molti anni di uscire da quel ritmo stagnante, che puzzava un po’ di vestito non lavato.

In definitiva però, lamentarsi che i giovani artisti siano in grado di far rivivere suoni che non erano più in giro è inutile e anche un po’ da sfigati. Che vi piaccia o meno, viviamo in un'era in cui i musicisti di talento stanno scoprendo le influenze vecchie e nuove non attraverso l'interazione diretta con “la scena”, ma attraverso i loro computer. Quando poi l'esecuzione è rivoluzionaria, come nel caso dei Disclosure, è difficile ottenere un suono legato a doppio filo al materiale di origine. E, a dirla tutta, l’evoluzione non cammina al contrario, come un gambero, nella costante nostalgia di ciò che fu. L’evoluzione procede, nonostante le vostre paure.



Alcuni dei punti salienti di Settle sono dei chiari richiami all’UKG (UK Garage, ndr), Voices e You & Me, in particolare - ma i Disclosure rifiutano di attenersi a un singolo genere. Viaggiano invece senza sforzo attraverso una house music dal gusto romantico (Defeated No More, F For You), passando per una musica bassline pitchata (Second Chance), e sguazzando nel fango di motivi distorti e sporchi (Confess To Me). Nulla è fuori misura, e Settle contiene il meglio di tutti i generi toccati dal duo.
Per tutti i suoi orpelli dance, Settle è innanzitutto un disco pop, uno di quelli che di solito i puristi accolgono digrignando i denti e perdendo notevoli quantità di saliva, come uno scoiattolo in preda alla rabbia. Altro elemento più che apprezzabile è l’approccio libero al campionamento adottato dai fratelli Lawrence. Tagli che richiamano decisamente il lavoro svolto dal pioniere J Dilla in un’altra epoca e in un altro genere. Tuttavia i Disclosure prendono in prestito alcuni suoni randagi da Kelis e dagli Slum Village e, più curiosamente, un discorso dello speaker motivazionale e autoproclamato "predicatore hip hop" Eric Thomas, la cui orazione appassionata compare sia nell’intro dell'album, che in When a Fire Starts to Burn.

La storia della musica dance contiene intersezioni frequenti, ideologiche e non, con la religione. Mi viene in mente Walter Gibbons, uno dei primi DJ e forse principale pioniere della diffusione della Chicago House, che negli anni Ottanta chiamò la sua casa discografica Jus Born, giocando sulla propria rinascita come cristiano. Un esempio più recente è dato da quegli alchimisti dance-pop che sono gli Hot Chip, i quali hanno palesato la propria devozione alla pista da ballo nel bellissimo “In Our Heads”, quinto album della band uscito nel 2012.

Anche Settle possiede una certa sfumatura spirituale. In fondo non è difficile pensare che la musica, come un organizzato sistema di credenze, può unire una gamma diversificata di persone: dai nerd della dance, alle teste dure del rock, ai poptimisti. L’album riesce a incarnare questa idea di unicità e, dopo averlo ascoltato un paio di volte, non è difficile crederci.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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