50 cover

Problemi d'identità da 50 centesimi

Di Gabriele Scanziani, 01.10.14 Il disco della settimana

50 Cent vuole che si sappia che è ancora ricco e sulla cresta dell’onda. Il suo rap in Animal Ambition ha come unico scopo una lunga dissertazione sulla profondità della propria prosperità musicale ed economica. Tanto per essere chiari, ciò non significa che i racconti dell’opulenza non possano essere divertenti per l’ascoltatore. Tuttavia, nonostante il titolo e la copertina dal leone ringhiante, questo quinto album in studio è tutt'altro che ambizioso. Essenzialmente pensato come un album concettuale su quanto la ricchezza alteri la percezione e ispiri invidia nel prossimo, conclusioni che non richiedono certo il genio di un astrofisico, l'esecuzione dell’idea è completamente raffazzonata. In verità , questo non sarebbe così difficile da digerire se l’approccio alla scrittura e al rap di 50 cent non suonasse come se fosse ancora il 2004.
Animal Ambition vorrebbe arrivare come un pugno allo stomaco, ma è talmente mal concepito da divenire più simile alla fastidiosa flatulenza. L’album fa affiorare tutti i limiti del buon Curtis, dalla sua totale incapacità di rinnovamento musicale alla sua rappresentazione ossessiva di autostima, il tutto condito con una salsa musicale dal retrogusto di plastica.

Sin dal primo secondo, la prefazione del Nostro va dritta al fulcro della sua totale incapacità dialettica:
Sono ancora ricco come un bastardo! Non è cambiato nulla…

Purtroppo, è proprio la stagnazione del personaggio e la superficialità con cui viene presentato al pubblico che rende Animal Ambition una noia mostruosa. Pochi momenti dopo l’uscita di cui sopra, il Nostro ammette di non sapere come conciliare la propria voglia di successo con la musica, quasi volesse fare tenerezza in preda ad un attimo di lucidità sullo stato nebuloso della propria identità. Mentre lo ascolto mi immagino un rapper di strada, vestito con un completo nero, che parla di mitragliatrici ad un gruppo di analisti finanziari di Fortune. Sembra che egli desideri disperatamente essere riconosciuto sia come un esperto imprenditore e magnate, sia come un gangster di strada da temere e rispettare. Questi ideali divergenti sembrano riflettere in maniera cristallina la difficoltà di colmare il divario tra chi è e chi era, una volta. Eppure rappa impunemente, come se questa dualità del personaggio non fosse del tutto ridicola. Purtroppo però lo è e porta l’ascoltatore a vivere un’esperienza illogica e disarticolata.



La figura del rapper/imprenditore non è nuova a questo genere. Basti pensare a Jay-Z, che su questo ruolo ha costruito il proprio personaggio e la propria fortuna. La differenza tra i due sta nella credibilità. Dedicando un po’ di tempo alla nametrack posso dire che, musicalmente, suona poco decisa. Poco vi si trova dell’impatto atteso, il Nostro ringhia probabilmente per convincersi di essere il leone della copertina, ma lascia inesorabilmente perplessi.



Non credo che, in termini assoluti, 50 cent non sia più in grado di confezionare buona musica, reputo però che, in questo disco, pare talmente concentrato nel farci capire quanto sia un uomo prosperoso e di successo da aver smarrito la propria direzione espressiva. Nello stesso momento vorrebbe essere stimato per i testi quanto 2Pac. Purtroppo però, per arrivare a quel punto, le sue rime avrebbero bisogno di maggiore sostanza, più peso specifico. Da cui deriverebbe maggiore credibilità. In mancanza di tale credibilità, in un genere in cui essere credibili è tutto, questo album non vale nemmeno i cinquanta centesimi del nome di chi l’ha concepito.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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