Tiziana conte

Tiziana Conte: la danza come linguaggio universale

Di Manuela Masone, 22.04.15 Palcoscenico: Una vita dietro le quinte

Quando si organizza un evento come la Festa Danzante, lo si fa anche per passione. Come è nato il tuo interesse per la danza e in particolare la danza contemporanea?

Mi sono laureata al DAMS a Bologna (corso di laurea in lettere e filosofia) con indirizzo spettacolo. Durante gli studi ho iniziato ad occuparmi anche di storia della danza. Dopodiché ho iniziato una collaborazione professionale presso l’Ufficio Cultura del Comune di Chiasso e nella programmazione del calendario culturale della città vi era un festival che si chiamava Chiassodanza. Così mi sono avvicinata come organizzatrice a questa disciplina e di lì è stata una specie di “coup de foudre” e non ho più smesso di occuparmene in modo professionale. I primi anni, affiancando Domenico Lucchini che era l’allora responsabile dell’Ufficio Cultura. Poi dal 2002 prendendo la direzione artistica del festival. Nel tempo la passione e la mia attività professionale si sono sempre più profilate anche nell’ambito della danza contemporanea. Grazie a questo lavoro sono entrata in contatto con l’ambiente della danza, soprattutto con quello della Svizzera partecipando attivamente a delle commissioni, a delle giurie e entrando a far parte di RESO Rete Danza che tra l’altro è l’associazione cappello che organizza anche la Festa danzante. Ad oggi sono anche membro della giuria per i Premi svizzeri di danza. Questa passione, che per me è diventata il mio lavoro, negli ultimi anni si è poi anche espletata nell'organizzazione della Festa Danzante. Mi occupo dunque di danza da una parte come organizzatrice, ma anche come giornalista, grazie alla mia collaborazione con Rete Due. Essere membro di una giuria, mi permette e mi stimola a conoscere la produzione soprattutto del nostro paese; io però non ho mai danzato né come amateur né come professionista. Quindi da un iniziale interesse storico-teorico nato durante gli studi universitari, ad un’esperienza che mi è un po’ capitata casualmente lavorando per un comune dove uno degli elementi forti della programmazione culturale era la danza e la danza contemporanea in particolare.


Secondo te cosa comunica o può comunicare la danza?

Io credo di amare la danza  perché veramente è un linguaggio universale. Ha questa capacità di riunire e mescolare in modo sinergico moltissime discipline. La danza è architettura, perché lavora con lo spazio e la luce; la danza è però anche teatro, espressione, penso a tutta la scuola della danza espressiva; la danza è in strettissima relazione con la musica, la danza è movimento, fisicità, linguaggio del corpo, un'arte talmente ancestrale che veramente aiuta a mettere in comunicazione al di là di un linguaggio di parola, di una lingua. Questo ritengo sia un elemento di grandissimo fascino ma anche di estrema contemporaneità, che parla dell’oggi. E questo permette alla danza di essere, in modo particolare quella contemporanea, tra le discipline delle arti sceniche forse quella più innovativa e anche quella più sperimentale a volte, anche quella più radicale. Forse oggi la definizione di danza contemporanea è anche riduttiva, penso sia meglio parlare in modo più generico di arti sceniche. I confini e le definizioni tra ciò che è teatro, ciò che è performance o ciò che è danza sono sempre a maglie larghe. Questo aspetto, secondo me, è un elemento di assoluto interesse per chi è affascinato dai nuovi linguaggi contemporanei e soprattutto, ripeto, ci parla dell’oggi. Quando lo spettacolo è riuscito naturalmente!


Che movimento c'è in Ticino e cosa vorresti che si sviluppasse? Ci sono esperienze emergenti interessanti? Quale futuro?

Il Ticino, rispetto al resto della Svizzera, sicuramente accusa dei ritardi e di disattenzione. La danza nella politica federale culturale invece è stata espressamente riconosciuta come una delle discipline su cui investire e sostenere. Mi spiace quindi constatare che in Ticino ancora oggi le strutture istituzionali, i teatri, i centri culturali che si occupano di arti sceniche, fatichino a dare un'attenzione continuativa alla danza. La continuità è fondamentale. La danza contemporanea non è una disciplina facile ma diventa ancora più difficile apprezzarla se non la si può vedere sui palchi o sulla scena del nostro territorio, bisognerebbe quindi darle maggiore spazio nei cartelloni culturali. E poi bisognerebbe soprattutto - per farla crescere - avere luoghi di produzione, perché come tutte le discipline dello spettacolo è un progetto articolato che ha bisogno di denaro, di luoghi, oltre che naturalmente di artisti creativi che vanno sostenuti e non lasciati soli ad autoalimentarsi. Sono dunque un po’ critica e forse un po’ anche dispiaciuta per la scarsa attenzione che ancora oggi la danza contemporanea ha da noi, anche se però riconosco che negli ultimi anni, credo anche grazie a una politica nazionale che vuole mettere al centro del suo progetto culturale la danza, qualche forte eco stia arrivando anche in Ticino.

Basti pensare alla programmazione di Lugano in Scena che quest’anno ha offerto una vetrina interessante e d’autore sulla danza contemporanea e che spero sia un progetto che continui nel tempo. C’è inoltre un grosso lavoro di mediazione culturale da fare in Ticino, un lavoro che in parte viene fatto con la Festa Danzante. Poiché se è vero che la danza ha molto successo nelle grandi città della Svizzera, nelle regioni più periferiche fa un po’ fatica a essere traghettata, questo per molte ragioni sia strutturali che economiche come culturali. Penso che le città siano in genere più aperte all’arte contemporanea: dall’arte visiva a quella multimedia, alla danza contemporanea. 

Le compagnie in Ticino non sono molte, tra queste - considerate ormai storiche e accreditate - sono due. La Compagnia TeatroDanza di Tiziana Arnaboldi e l'AiEP/Ariella Vidach, di Ariella Vidach e Claudio Prati. Tiziana Arnaboldi negli ultimi anni, accanto alla sua attività produttiva, si è anche impegnata molto nella formazione delle giovani leve e ha fondato una compagnia di giovani. E a proposito di formazione ricordo che dal 2014 sono stati implementati i bachelor in danza a Zurigo e a Losanna. Anche in Ticino, a partire da settembre, sarà possibile conseguire una maturità in danza. Questi sono eventi  molto significativi per lo sviluppo della danza. Per quanto riguarda invece la presenza della danza in Ticino a livello produttivo, spero davvero che i teatri istituzionali possano impegnarsi maggiormente sia proponendo danza nei loro cartelloni, sia sostenendo dei progetti produttivi. Ad oggi ci sono diverse giovani compagnie in Ticino, quali MotoPerpetuo, il Progetto Brockenhaus, e da qualche anno bisogna sottolineare la presenza di Performa Festival, che all’interno della sua programmazione offre uno spazio alla danza. E naturalmente la Festa Danzante, il cui intento è quello di sensibilizzare e promuovere la danza ad un pubblico il più vasto possibile travalicando le questioni di generi e di stili. 


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