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ForMAT: quando l'arte entra nel quotidiano

Di Manuela Masone, 08.05.15 Palcoscenico: Una vita dietro le quinte

Lucia, tu sei Project Manager di questa nuova proposta. Puoi parlarci del tuo percorso?

Lucia – Provengo dal settore della moda dove per quasi dieci anni mi sono occupata di selezione del prodotto (Retail Buyer) sul mercato europeo per marchi prestigiosi. Ho realizzato e gestito progetti e ottenuto una certificazione di Project Management. Proprio quest’esperienza professionale mi ha dato la possibilità di dare vita ad un progetto che Mirko, mio marito, aveva già in mente da tempo. Due anni fa sono diventata mamma e ho sentito la necessità di reinventarmi conciliando vita famigliare e professionale.  Un anno fa abbiamo iniziato la progettazione raccogliendo informazioni, feedback, programmi dagli artisti e analizzato la realtà ticinese e quello che già offriva. Da qui è scaturito  ForMAT, una proposta che riguarda tre ambiti: quello delle aziende, delle scuole e degli eventi.  
 

Attraverso ForMAT, l’arte entra in un certo modo nel nostro quotidiano e ci raggiunge al lavoro, a scuola, a casa e nel tempo libero?

Lucia – Certo, è proprio l’obiettivo che ci siamo dati e fa parte della mission del progetto che consiste nel portare all’esterno la formazione artistica del nostro centro di formazione.  Con alcune scuole collaboravamo già in diversi ambiti. Proponiamo progetti che permettono  di affrontare tematiche di letteratura, musica e altre materie, durante l’orario scolastico, attraverso discipline artistiche quali il teatro, la danza e la musica. Un altro progetto che si sta ingrandendo, di anno in anno, è la proposta di corsi di Teatro, Danza e Musica durante il doposcuola a supporto delle famiglie, delle associazioni dei genitori e degli Istituti che vogliono offrire un tale servizio.  

Mirko – Penso che la formazione artistica nelle nostre scuole, rispetto all’Italia, sia un po’ debole. In Ticino alcune scuole private promuovono maggiormente la creatività dei bambini e dei ragazzi. Noto nella formazione  teatrale, che è quella che mi compete, che le giovani generazioni hanno poca creatività. Uno dei nostri obiettivi è quello di risvegliare la creatività artistica fuori e dentro le scuole. Non sempre è fattibile un inserimento di attività nel piano scolastico e così io ed altri artisti del MAT insegniamo in diversi doposcuola organizzati dai genitori.
 

Quale relazione tra teatro e aziende invece?

Lucia – In aziende grandi e strutturate, la tendenza delle Risorse Umane è sempre più quella di accostare alla formazione aziendale, l’attenzione per un  contesto lavorativo piacevole, stimolante e di crescita. Da qui la tendenza sempre maggiore dell’utilizzo di strumenti appartenenti all’ambito artistico  teatro, musical, canto corale, danza) per lavorare con il team ed il contributo che ciascun singolo puo’ dare per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, del team e personali. Mirko è stato contattato da aziende che, o per semplice incentive piuttosto che come metodo formativo, desideravano appoggiarsi alla formazione artistica teatrale. ForMAT propone quindi Team Bulding, corsi tecnici quale dizione e Public Speaking, attività dirette con simulazione di ruoli.
 

Avete anche proposte per alcuni ambiti lavorativi specifici?

Lucia – Sì, abbiamo sviluppato progetti indirizzati a enti ospedalieri, strutture rivolte a disabili, anziani, realtà che vivono particolari difficoltà. Sono destinati agli ospiti delle strutture ma soprattutto al personale che ci lavora e che è sottoposto a uno stress emotivo importante poiché si scontra con un’utenza particolare. In Ticino queste realtà sono molto diffuse e ci arrivano i primi feedback sull’esigenza di un intervento diverso da quello tradizionale. In questi ambiti lavorativi il fatto che i team possano operare in modo armonioso e nella situazione di benessere migliore, mi sembra davvero importante.


A livello formativo in cosa consiste la proposta del MAT?

Mirko – Occorre distinguere il team building formativo, da quello ludico. Per ragazzi con eventuali problematiche o per persone che lavorano, come diceva Lucia, con quella tipologia di utenza, l’espressione verbale, quella musicale o del corpo attraverso la danza,  permettono di mettersi in gioco. L’immagine del teatro è la maschera, ma in realtà a livello teatrale te la togli la maschera, nel senso che spesso sei nudo di fronte agli altri e a te stesso. In questo senso l’arte può essere considerata anche terapeutica. Ogni tanto tirare fuori quello che hai dentro, aprirti, gettare via la maschera senza l’assillo del giudizio, in una società dove il giudizio e il risultato contano, è importante. A livello sportivo fin da piccolo ti insegnano non a giocare ma a vincere. A mio parere questo atteggiamento può essere pericoloso perché non sempre riusciamo a vincere e lo viviamo come un fallimento. Sul lavoro e anche a scuola c’è competizione. Viviamo in una società dove veniamo giudicati in base ai risultati. Tutto viene considerato a partire dai voti, o da quanti like riceviamo su Facebook… Se nel nostro centro formativo dovessimo lavorare in funzione del successo di un allievo vuol dire che con il 99,5% dei nostri allievi avremmo fallito. Quante sono le persone che poi raggiungono il successo attraverso il teatro, la musica, la danza? Poche. A livello pedagogico quindi portiamo avanti un percorso diverso che cerchiamo di rapportare a un modo di vivere le cose. Nel nostro piccolo cerchiamo un po’ di riportare la chiesa al centro del villaggio dando importanza non solo al risultato ma al percorso che ognuno compie attraverso l’esperienza artistica e teatrale.


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