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Mina: 12 (American Song Book) [Special Edition]

Di Gabriele Scanziani, 01.05.13 Il disco della settimana

I grandi classici della musica non tramontano mai e Mina lo dimostra perfettamente con questo album dal sapore retrò. In questo disco la cantante affronta 12 intramontabili brani che hanno costituito e costituiscono la spina dorsale della canzone americana registrata in studio. Accompagnata da talenti strumentali come il batterista Alfredo Golino, il grande contrabbassista Massimo Moriconi e il pianista Danilo Rea, Mina rivista quei grandi classici rendendoli perfettamente grazie alla sua ormai nota capacità vocale.

I pezzi in questione vanno da Elvis Presley a James Taylor, da Thelonious Monk a Sinatra. 12 è il titolo dell’album e dodici sono le tracce, che possiamo tranquillamente definire delle pietre miliari. Il disco si apre con “September Song”, composta in origine da Kurt Weil, per continuare con “Banana split for my baby” di Louis Prima.
Man mano che si approfondisce l’ascolto sembra di entrare in quelle atmosfere da pellicola americana degli anni Cinquanta, con l’odore di sigaretta nei club, il barista che serve ben vestito e le cameriere scollate che fanno il giro dei tavoli. Come in un film con Humphrey Bogart. Il disco infatti è un insieme di ballads, che suona morbido e riscalda l’animo di chi lo ascolta, riempiendolo di qualità per un suono che ormai difficilmente si riesce a sentire e che vanta pochi amatori rispetto ad un tempo.



In questo disco la Tigre di Cremona canta come, a volte persino meglio, degli originali. Un esempio su tutti lo si trova in “I’ve got you under my skin” che, per come è interpretata, farebbe arrossire d’invidia lo stesso Sinatra. Altra perla la si trova in “Love me tender”, dove Mina riesce a trasformare con la sua voce una canzone che non fu mai scritta per essere cantata al femminile e in cui la forza del pezzo risiedeva principalmente nella voce baritonale di Elvis.
Non finisce qui tuttavia, poiché quando arriva la penultima traccia, “Over the rainbow”, la cantante raggiunge l’apice in termini di qualità e capacità di emozionare, riconfermandosi ancora una volta una delle voci femminili più belle di sempre.

Se una critica deve proprio essere mossa alla bravissima cantante italiana è che non si tratta di un disco di inediti, ma di grandi classici. Secondo la mia, umile e personale, opinione non è difficile “confezionare” un bell’album impacchettandolo in una lista di canzoni che hanno (già) fatto la storia della musica americana del secolo scorso. Ben lungi da me dire che si tratta di un disco di scarsa qualità o privo di gusto, tuttavia come amante della musica originale avrei preferito sentire qualcosa che mi stupisse non solo nell’esecuzione. Mina e Fabrizio De André sono stati la colonna sonora della mia infanzia poiché entrambi erano amati dai miei genitori, ma ho bisogno di ascoltare musica che non conosco, inizio ad essere stanco delle “raccoltone di successi che hanno fatto la storia”. Anche perché, se è vero che la storia fa parte del passato, è bene iniziare a concentrarsi sul futuro in questo folle e meraviglioso mondo della musica.

A parte i giudizi personali, bisogna riconoscere che l’album risulta un vero piacere per chiunque lo ascolti, la tracklist è scelta con cognizione di causa, l’editing è perfettamente bilanciato ed è un disco che potete ascoltare dandogli il massimo delle vostre attenzioni, così come potete farlo suonare trasformandolo nel sottofondo perfetto per farvi cullare in un’altra epoca musicale.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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