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Aesthetics of Perversion

Di Alex, 27.07.15 Il disco della settimana

Rimpiangete la scena metal degli anni '80? I capelli lunghi, il chiodo, la maglietta del vostro gruppo preferito? Ricordate con le lacrime agli occhi i Judas Priest, gli Iron Maiden, i Venom, gli Slayer?

Allora vi consiglio di ascoltarvi "Aesthetics of Peversions" dei Winds of Disease, un album che vi farà tornare in quell'epoca. Un'epoca in cui il metal si trovava nella sua adolescenza, gli studi di registrazione usavano ancora il nastro e voi vi scambiavate le varie Bootlegs con i vostri amici perché non avevate abbastanza soldi per il Vinile. Essere nato nel periodo di Britney Spears, Backstreet Boys e della Kelly Family ha probabilmente lasciato un trauma indelebile ai Nostri. Uno di quei traumi che si cura solo con del metal suonato come fanno loro: vero al 100%, dedicato al genere e condito da un pizzico di punk.

Le sette tracce del progetto sono registrate presso il locale prova degli Insomnia Isterica, ci fanno tornare la nostalgia, ricordandoci i primi Hellhammer, i Coroner o i Caustic, gruppi storici svizzeri. I 27 minuti dell'ascolto sono suddivisi in sette canzoni: profane, malate e suonate con la più piena attitudine punk. L'ascolto risulterà sicuramente piacevole per chi ha nostalgia di quei tempi, mentre rischia di risultare inascoltabile per chi non ha quell'approccio alla musica. Ad esempio, potrebbe dare delle difficoltà a chi è ormai abituato al metal dei nostri giorni, prodotto molto lontano dal disco dei Winds of Disease, in un mercato che -oggi- produce musica chiara, pura e fredda come l’acqua che scende dal Furka.

I punti maggiormente negativi riguardano la produzione e la fase di mix e master. La batteria, escludendo il rullante e i piatti, sembra non esistere, conferendo un suono percussivo sconnesso e non lineare. Il basso ogni tanto fa capolino e poi si nasconde di nuovo, in un'assenza quasi forzata che si fa sentire nei pezzi dove ce ne sarebbe maggiore bisogno, un peccato perché manca su gran parte delle canzoni rendendole, dal punto di vista musicale, piatte.  La chitarra suona come una sega circolare, ma è giusto che sia cosi, trattandosi di un disco metal e non di un prodotto Jazz fusion.

Particolarmente interessante risulta la seconda traccia, Darkness Crawls, Nightmare Breeds - Screeches in a Cosmic Nothingness che a mio parere è la canzone piu matura di tutto l'album ed è il pezzo che risalta piu degli altri. Non stufa nonostante i suoi 7 minuti di durata, la batteria è presente e, in questo brano, anche il basso fa il suo sporco lavoro.

Filth, Disease & Disorder un nome, una garanzia, infatti me l’aspettavo diverso o meglio, meno “Disorder”e meno sporco. Quel gioco tra batteria e chitarra all’inizio della canzone, che da 6/4 passa a 4/4, crea uno sbilancio ritmico che rischia di risultare poco piacevole ad un orecchio non abituato. Ma, come dicevano i latini: "de gustibus non disputandum est".

Non bisogna dimenticarsi però che si tratta del loro primo album e, dunque, che hanno ancora parecchia strada davanti. Questo per quanto riguarda sia la tecnica musicale, la composizione e la precisione. Rimango comunque curioso di vedere la loro evoluzione. I Winds of Disease sono di sicuro un gruppo solido, che ha presentato un prodotto valido per gli amanti del genere.

Per chi volesse comprare, l'album è disponibile al seguente link:
http://windsofdisease.bandcamp.com/


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