Locandina

La stanza del figlio

Di Peppo, 23.11.15 24 Fotogrammi

“La stanza del figlio” è uno dei capolavori degli ultimi anni del cinema italiano firmato dall’attore e regista Nanni Moretti che spesso ci ha abituati ad invettive contro gli stereotipi della società ed ad una quanto mai sarcastica critica politica. Moretti impiega ben tre anni nello scrivere, girare le scene e montare il suo lungometraggio prima di farlo uscire nelle sale, abitudine inusuale per qualsiasi regista ma segno evidente che si voleva fare qualcosa di sentito e di forte e che rompesse con i precedenti suoi film.
Il risultato è questa pellicola dal carattere struggente, che incentra tutto sul dolore per la morte di un figlio amato.


Sullo sfondo la città di Ancona, una famiglia normale dove il padre Giovanni (Nanni Moretti) fa lo strizzacervelli e la madre Paola (Laura Morante) lavora per una casa editrice. Loro hanno due figli adolescenti , Andrea (Giuseppe Sanfelice) e Irene (Jasmine Trinca).
Un ménage familiare comune, fatto di giornate passate assieme, di sport, di chiacchere e confidenze fatte tra genitori e figli, di piccole attenzioni nei confronti di ciascun membro della famiglia che apparentemente sembra unita ed invincibile.
Le figure dominanti in tutta la prima parte del film sono Giovanni, integerrimo psicoanalista che tratta i suoi pazienti con estrema lucidità e che dedica parte del suo tempo libero ai figli, soprattutto Andrea, e quest’ultimo, un ragazzo che frequenta le superiori, che ama lo sport ma a cui non interessa la competizione ne tantomeno vincere.
Una domenica padre e figlio si danno appuntamento per andare a correre insieme; ma la telefonata di un paziente in cerca di aiuto fa saltare tutto. Il padre va a lavorare ed il figlio va a fare un'immersione subacquea con gli amici da cui non ritornerà più.
Gli equilibri che prima tenevano unita la famiglia si spezzano. Giovanni non si perdona di essere andato via ad incontrare il suo paziente e non perdona neanche Oscar (Sergio Orlando), il paziente stesso, che viene visto come causa della tragedia, come quella rottura che ha infranto la sua passata felicità.
Struggenti scene del funerale e della vita dopo il lutto fanno da cornice alla profonda tristezza che pervade i genitori e la sorella Irene (interpretata allo stesso tempo con l'intensità di una donna adulta e il distacco di una ragazzina). E Giovanni che, dall’intraprendete e professionale psichiatra che era prima, si trasforma in uomo destabilizzato, vittima di continui flashback che lo riconduco ad un "se" che non ci sarà mai.
La malinconia si fa più pacata con l’arrivo di una lettera indirizzata al figlio perso da parte di una ragazza conosciuta l’estate precedente in un’occasione di un campeggio, la quale, ignara dell’accaduto, diventerà la chiave di volta nella parte finale del film.


Vincitore della Palma d’Oro al 54° Festival del Cinema di Cannes, “La stanza del figlio” resta un film da non perdere, per l’eleganza dell’interpretazione di Moretti nella parte del padre e della Morante nel ruolo della madre e per la riflessione che ci porta a fare. Infatti sarà pure una coincidenza quella della tragedia rappresentata, ma dedicare qualche momento in più a chi ci sta vicino non è mai uno spreco di tempo. 
 


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