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Una pianta per dare luce in Amazzonia

Di Peppo, 04.12.15 Curiosando

Era il marzo del 2015 quando l'intera area intorno alla comunità di Nuevo Saposoa in Perù, 173 abitanti, è rimasta completamente al buio. Un terribile uragano aveva infatti distrutto tutta la rete elettrica intorno lasciando il 42% della popolazione delle zone rurali senza alcuna forma di illuminazione. Da quel triste momento l’unica soluzione per gli abitanti di quest’area amazzonica per studiare, cucire, lavorare o cucinare erano le lampade a petrolio che emanavano però dei fumi, causando dei problemi respiratori, soprattutto ai bambini, che non avevano mai conosciuto prima vivendo in un luogo incontaminato come è quello dell’Amazzonia.

Un team di ricercatori della Universidad de Ingeniería y Tecnología (UTEC) di Lima, in seguito ad un sopralluogo nel territorio, ha preso a cuore il loro disagio provando a mantenere quello status di zona incontaminata. È partita così da parte dei giovanissimi studenti della facoltà di Ingegneria una corsa alla progettazione e sperimentazione, finché non hanno pensato di provare a sfruttare "il processo di fotosintesi delle piante, l'energia della terra", sviluppando una tecnica per fornire luce completamente “vegetale”.

È nata allora planta lámpara, la lampada led a base di piante e batteri che ha aiutato i piccoli della comunità che vogliono studiare dopo il tramonto. Il procedimento studiato è del tutto naturale. La luce vegetale viene prodotta attraverso l’uso di geobatteri e microorganismi che vivono nel terreno. Questi nutrienti rilasciati dalle piante nel terreno incontrano i microorganismi che di conseguenza rilasciano elettroni. Ed è proprio da questi conduttori che nella parte finale del processo viene raccolta l'elettricità grazie ad elettrodi inseriti nel terreno.

"I nostri figli ora studiano sotto la luce delle piante, la luce per noi e per loro è vita. Non pensavamo potesse accadere una cosa del genere". Sa di miracolo quello che è accaduto in Perù. Ed i primi 10 prototipi sono già stati distribuiti alle comunità off grid della foresta pluviale.

Se le “lampade vegetali” dovessero avere successo, il lavoro dell’UTEC non si limiterà più solo alle comunità della foresta ma punterà ad applicazioni su scala più grande. Certo un pannello fotovoltaico sarebbe in grado di generare più energia elettrica, ma la questione è diversa. Se si riuscisse a sfruttare maggiormente anche il potenziale delle piante (e dei suoi batteri accessori) si potrebbe pensare davvero ad un ecosistema più verde, funzionale e utile alla società, così da proteggerlo al di la dei soli benefici naturalistici.


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