Pussy

The Pussywarmers: The Chronicles of the Pussywarmers

Di Gabriele Scanziani, 17.04.13 Il disco della settimana

Tutti hanno viaggiato nella vita, spesso per vacanza o per divertimento. Pochi però sono quelli che hanno fatto un viaggio tanto per il gusto di farlo, un viaggio zingaro. Quello che questo disco vi propone è proprio un viaggio, un percorso in diverse tracce che è nomade per natura, prendendo il significato più autentico del termine: itinerante.
Il disco è un bellissimo freak show che si apre con Me and me girl, brano che chiarisce subito all’ascoltatore quale sarà il panorama di questo viaggio nella roulotte dei Pussywarmers.

Le atmosfere dell’album variano di continuo cosa che, a mio modo di vedere, può essere rischiosa quando un gruppo non ha delle proprie radici. I pussywarmers però non corrono il rischio di perdersi, perché il loro punto di forza maggiore risiede nell'essere una band che si ritrova ovunque e in nessun posto allo stesso momento. Ne è prova lampante Chanson d’amour (Cen’est pas pour moi), che è la mosca bianca del disco, quasi fosse una traccia a parte che, lentamente, si trasforma cambiando colore come un camaleonte che si sposta di pianta in pianta. Una ballata che vive una propria metamorfosi, divenendo quasi un valzer dedicato all’incredulità nei confronti dell’amore romantico e sognatore.



In questo album trovate di tutto, mille paesaggi multicolori e inebrianti, gonfi d’immagini vivide che spesso sembrano non avere un senso preciso e univoco, lasciando così libero l’ascoltatore di attribuirgli il proprio significato, com’è giusto che sia. L’esempio migliore è Credo creperò, apparentemente un puro e semplice gioco di parole, ma poi alla fine no. O forse sì. Il bello è proprio che sta a voi deciderlo. Stolen heart, penultima traccia del disco, ha il sapore dell’inverno della steppa siberiana con dei tocchi di poesia che ti fanno capire che, in realtà, nulla è mai lasciato totalmente al caso. Basti citare parte del testo “we’re laughing ‘cause we’re afraid to cry”.



Come al solito non amo passare in rassegna tutte le canzoni di un disco, esponendovele come carne nella vetrina di un macellaio, sono fermamente convinto che una recensione musicale serva per far capire l'atmosfera del disco e non per "analizzare" ogni traccia finendo per spaccare il capello in 400 parti diverse. Ho dunque scelto quelle che, a mio parere, meglio rappresentano lo spirito multiforme di questo lavoro, in cui si riconosce anche la forte esperienza live che oggi, purtroppo, manca a parecchi gruppi. In un pianeta ricco di forma e così vuoto di significato, com’è quello di molta musica moderna, i Pussywarmers sono una bella scoperta. Un piacevole viaggio che consiglio a chiunque stia leggendo.
 


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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