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Oliver Twist

Di Peppo, 14.01.16 24 Fotogrammi

“Oliver Twist” è un romanzo giovanile del celeberrimo scrittore inglese Charles Dickens, incentrato sulle vicissitudini di un piccolo orfano, Oliver, che ha intorno a se una serie di personaggi da sempre vissuti ai margini della società.

L’opera fu scritta con lo scopo di denunciare la situazione dell’infanzia abbandonata e la miseria di alcuni quartieri degradati della Londra vittoriana, i cosiddetti slums. Se però a fine Ottocento l’obbiettivo di Dickens appariva chiaro ai suoi contemporanei, con il passare degli anni il suo romanzo è diventato un classico della narrativa per l’infanzia e quindi la denuncia sociale ha lasciato il passo alla struggente storia del povero orfanello.

Il cinema ha portato sullo schermo più volte la storia del piccolo Twist e tra le varie pellicole sul tema, nel 1948 capolavoro indiscusso è considerato il film di David Lean. A distanza di quasi sessanta anni Roman Polański ripropone ai disincantati spettatori del ventunesimo secolo questa storia immortale con un occhio alla sua infanzia trascorsa nel ghetto ebraico di Cracovia, così come egli stesso ha affermato in una sua intervista.



Nelle prime sequenze ambientate nell'orfanotrofio-workhouse (dove viene rappresentata una Londra ma che in realtà è una ricostruzione fatta a Praga) che ospita l’orfanello Oliver ed altri coetanei, il regista ricalca molto fedelmente l’ambiente dell’epoca facendo ampio ricorso all’uso delle scene di massa. In queste colpiscono le caratterizzazioni dei personaggi che risultano particolarmente fedeli alle stampe ottocentesche che accompagnavano i romanzi dickensiani. I personaggi appaiono a momenti delle caricature perché Dickens (e Polański insieme a lui), pur descrivendo delle situazioni tragiche, non mancava di inserire una vena ironica nei suoi romanzi al fine di denunciare le brutture della società dei suoi tempi. Lo scrittore prendeva in giro in particolare i potenti servendosi anche della descrizione fisica esagerata per comunicare al lettore la loro inadeguatezza. L’ebreo Fagin (interpretato da un irriconoscibile Ben Kingsley), ladro e sfruttatore di bambini (pertanto a suo modo un potente) ci appare così deforme e orribile a vedersi. E il nostro regista, proprio per aver dipinto Fagin con questi toni negativi, è stato ingiustamente accusato di antisemitismo; in realtà Polański si è meramente limitato a seguire fedelmente le connotazioni offerte da Dickens. Più che la narrazione in sé quindi è la varietà di personaggi con cui Oliver deve confrontarsi che affascina.

L’ottimo lavoro di Polański, il cui risultato può apparire quanto mai classico, lo possiamo trovare proprio nella caratterizzazione dei personaggi, che non hanno una faccia statica, ma sono ricchi di sfumature. Dal lato tecnico, la fotografia di Pawet Edelman è stata assolutamente funzionale, oltre che molto curata, a supporto del volere e del risultato finale che il regista ha voluto dare all'intera pellicola. 
 


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