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Bastardi senza gloria

Di Peppo, 25.01.16 24 Fotogrammi

Prima dell’uscita del prossimo film di Tarantino The haitful height, guardiamo il capolavoro di qualche anno fa Inglourious Basterds (da noi Bastardi senza gloria) in cui ritroviamo tutti gli elementi tipici della cinematografia del regista statunitense.


Un gruppo di soldati ebrei americani, reclutati e comandati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt), si rende protagonista nella Francia occupata di efferate azioni di guerriglia contro i nazisti, presi a mazzate e per i capelli. In opposizione al capo dei "bastardi" americani troviamo l’attore austriaco Christoph Waltz - premiato a Cannes - nei panni del colonnello SS Hans Landa, dall’eloquio ironico, dialettico, colto e poliglotta.

È lui a mettere in ombra non solo il tenente Raine, ma anche la missione dei basterds: mettere a ferro e fuoco una sala cinematografica parigina dove si terrà la première, alla presenza di Hitler e Goebbels, di Nation’s Pride, film propagandistico girato per mettere in risalto le gesta eroiche di un soldato tedesco. Sarà proprio Landa a smascherare Raine e due suoi soldati, spacciatisi per attori siciliani. Ma a vanificare il suo intervento ci penserà la vendetta della giovane Shosanna (Melanie Laurent), a cui l’SS aveva sterminato la famiglia.

Oltre all’ironia e alle poche scene “splatter” tipiche del cinema Tarantiniano troviamo forti richiami al genere spaghetti-western, di cui il regista è notoriamente un seguace. I silenzi e i primissimi piani sono puro omaggio ai capolavori di Sergio Leone, mentre per il titolo ha preso spunto dal film Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari (1977) di cui Tarantino ne ha acquisito i diritti, non per farne un remake – ha precisato – ma per poterne utilizzare il titolo, appunto. Viene fuori un Tarantino grande direttore di attori, creatore di un personaggio, il colonnello Landa, da antologia, ma insieme poco interessato alle azioni, e all’azione, dei basterds a cui ha dedicato il titolo.

Se con la morte in sala di Hitler e con l’oggettiva responsabilità della macchina cinema nella sua fine Quentin dimostra di credere ancora che la settima arte possa cambiare il mondo, vogliamo crederci anche noi.
 


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