Milan nykodym

Ninna nanna sotto zero

Di Nadia, 12.02.16 Curiosando

Cosa direste se vedeste una coppia pranzare tranquillamente seduta all'interno di una calda e confortevole sala, mentre il passeggino con il loro pargoletto è posteggiato fuori dal ristorante a una temperatura di -15 gradi? Pensereste subito che si tratta di genitori degenerati e forse sporgereste denuncia per maltrattamenti su minori.

Invece nei paesi nordici, dall'Islanda alla Danimarca, quella che viene chiamata "nanna sotto zero" è una pratica molto diffusa e culturalmente radicata, addirittura consigliata dal Ministero finlandese del Lavoro.
Quindi, mentre alle nostre latitudini nei mesi freddi le mamme diventano particolarmente protettive, le mamme nordiche che la praticano, lasciano tranquillamente dormire i loro pupetti per ore sulla veranda o in giardino, li portano a passeggio mentre fuori nevica e le temperature sono di diversi gradi sotto lo zero termico e incoraggiano i più grandicelli a giocare il più possibile all'aperto, persino durante una bufera di neve. Inoltre non è insolito trovare una schiera di passeggini allineati davanti un bar o un ristorante (spesso dotati di spazi appositi), mentre i genitori si gustano il loro pranzo all'interno. Ovviamente i bambini sono vestiti in modo adeguato e in genere sorvegliati, anche con l'ausilio di un baby monitor analogico (a quanto pare quelli digitali utilizzati dalle nostre parti non funzionano a quelle temperature) o, per quelli più all'avanguardia, utilizzando un'apposita app per smartphone.
Il pisolino sotto zero è prassi comune anche negli asili e nelle scuole materne.



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Il motivo? Nei paesi freddi i bambini (e il loro sistema immunitario) devono abituarsi precocemente a temperature molto rigide, che scendono spesso molto al di sotto dei zero gradi, dato che dovranno fare i conti con queste per ogni attività futura da svolgersi all'aperto.

Il padre di questa pratica fu il pediatra finlandese Arvo Ylppö, che negli anni venti raccomandava alle madri di far dormire i bambini all'aperto anche con temperature tra i -10° e i -15°. Egli sosteneva che l'aria fresca (o, come la chiameremmo dalle nostre parti, decisamente fredda) e la luce del sole prevenivano il rachitismo, miglioravano la circolazione del sangue e quindi aumentavano l'immunità ai batteri. L'introduzione di questa prassi contibuì a ridurre drasticamente gli alti tassi di mortalità il Finlandia.



commons.wikipedia.org/Arvo Ylppö

Uno studio del 2007 realizzato dall'Università finlandese di Oulu documenta che  «Di solito s’inizia a far dormire i bambini all’aperto quando hanno due settimane. Vengono portati fuori una volta a settimana anche con temperature tra i -27° e i 5°, ma con benefici modesti. Il sonno dei bambini, quando dormono all’aperto, è più lungo e questo fa sì che al risveglio siano più attivi»; la temperatura esterna ideale sarebbe di -5°e il bambino non dovrebbe essere lasciato all'esterno per un periodo troppo lungo (circa 3 ore). Ovviamente il bambino deve essere coperto in modo adeguato, ma non troppo, dato che l'eccesso di calore può avere conseguenze negative per l'organismo. Secondo un detto popolare nei Paesi nordici "non esiste il brutto tempo, solo i vestiti sbagliati"; viene utilizzato il metodo dell'abbigliamento a cipolla, con strati di abiti di lana leggera e comoda (o in alternativa una tutona); le mani devono essere protette da guanti, i piedi da calze di lana e calzature adeguate, la testa da una cuffia. Il bimbo viene poi infilato in un sacco a pelo, meglio se internamente foderato da pelle di agnello o di pecora che mantiene un calore equilibrato ed è anche ignifuga.

Ci sono però anche voci che contraddicono questi studi; per la pediatra Margareta Blennow "non ci sono differenze" e il professore Giovanni Corsello, presidente della società italiana di pediatria afferma che non ci sono elementi scientifici per consigliare queste pratiche o per considerarle utili.


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