Eu flags next to national art gallery  vilnius  lithuania presidency

Schengen inciampa ma non cade

Di Peppo, 29.01.16 Curiosando

Negli ultimi tempi, a seguito della migrazione di massa, si è sentito tanto parlare degli accordi di Schengen. Negli anni passati sia i capi di stato che i cittadini degli Stati membri l'hanno considerato come un'opprtunità per la libera circolazione; oggi invece è visto come un ostacolo o meglio come una barriera da calare al momento giusto sui confini per limitare quelle che per molti sono considerate delle "invasioni barbariche", appellandosi al "salvo circostanze eccezionali" previsto appunto dal trattato. 

Al momento lo spazio Schengen è composto da 26 paesi. Di questi 22 membri fanno parte dell’Unione europea e 4 no (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). Sono escluse Bulgaria, Cipro, Croazia, e Romania, per cui il trattato non è ancora entrato in vigore, e Irlanda e Regno Unito, che non hanno aderito alla convenzione esercitando la cosiddetta clausola di esclusione (opt-out). Pertanto vista in maniera pratica, all’interno di questa zona i cittadini dell’Unione europea e quelli di Paesi terzi possono spostarsi liberamente senza essere sottoposti a controlli alle frontiere. Di contro, un volo interno all’Ue che collega uno stato Schengen a uno stato non-Schengen è sottoposto a controlli alle frontiere. La caduta delle frontiere interne presuppone inoltre il rafforzamento delle frontiere esterne dello spazio Schengen. Gli stati membri che si trovano ai suoi confini hanno dunque la responsabilità di organizzare controlli rigorosi alle frontiere e assegnare all’occorrenza visti di breve durata alle persone che vi fanno ingresso.



Immagine: commons.wikimedia.org

Ma se andiamo ad analizzare quanto detto prima, anche se le frontiere interne dovrebbero esistere soltanto sulla carta, i membri dello spazio Schengen hanno comunque la possibilità di ristabilire controlli eccezionali e temporanei. Questa decisione dev’essere giustificata da una “minaccia grave per l’ordine pubblico e la sicurezza interna” o da “gravi lacune relative al controllo delle frontiere esterne” che potrebbero mettere in pericolo “il funzionamento generale dello spazio Schengen”, come si legge nella documentazione della Commissione europea.  

La decisione delle autorità tedesche di reintrodurre i controlli alle frontiere lungo il confine con l’Austria per opporsi al flusso di migranti sembra “a prima vista” corrispondere a questa regola. Tuttavia “è la prima volta che le frontiere vengono chiuse a causa della pressione migratoria”, ha precisato una fonte comunitaria.

Ma se la Germania è stata tra le prime, ora anche Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Francia e Danimarca hanno intensificato i controlli, non costruendo però una vera e propria barriera fisica alle frontiere. E da questo polverone che si è sollevato, con il congelamento di Schengen, sembra nascere un’Europa del Nord che alza una sorta di ponte levatoio, tagliando fuori nella pratica quella parte dell'Europa del Sud che si affaccia sul Mediterraneo che non è in grado morflogicamente (circondata dal mare) e monca di una struttura organizzativa capace di rispondere in modo efficace, se un modo efficace poi esiste, a far fronte ai flussi migratori.


.

agenda@lugano.ch
Scritti: 36 articoli