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#dilloinitaliano

Di Peppo, 09.03.16 Curiosando

E' passato quasi un anno dalla petizione #dilloinitaliano lanciata su iniziativa di Annamaria Testa attraverso le pagine di Internazionale e sul sito Nuovoeutile, per esortare l'Accademia della Crusca a farsi portavoce di un «uso più accorto della lingua italiana da parte di chi ha ruoli e responsabilità pubbliche».
Oggi i termini inglesi traboccano più che mai nel linguaggio di tutti i giorni indiscriminatamente, anche quando nella nostra lingua esistono parole equivalenti e magari anche quando non necessari. Questa tendenza cresciuta negli anni non arricchisce il nostro repertorio, anzi, lo appiattisce e in alcuni casi rende il messaggio poco chiaro, soprattutto quando chi parla o scrive si rivolge a tante persone: in politica, nel giornalismo, nei media.

Parole come step, mission e location sembrano ormai entrate nel vocabolario di tutti i giorni di noi parlanti italiani, eppure, secondo il professor Claudio Marazzini, presidente dell'Accademia della Crusca, non bisogna trascurare il ventaglio di possibilità che ci offre la lingua italiana per esprimere lo stesso concetto, abbandonando per un attimo la tendenza ad "esterofilare" tutto. "Capiamo che non possiamo sostituire parole come lo spread  -  spiega Marazzini  -  ma non capisco perché si debba dire una bella location invece di un bel posto". La battaglia che l'Istituto nazionale per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana sta combattendo da anni contro l'uso eccessivo di termini anglofoni si fa sempre più aspra. Lo scorso anno è stato organizzato a Firenze dalla Crusca l'incontro La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi in collaborazione con Coscienza Svizzera e Società Dante Alighieri per riflettere sulla diffusione dei forestierismi nei paesi di lingua romanza, dove sono intervenuti dei rappresentanti di Portogallo, Spagna e Francia a difesa delle proprie lingue.



Immagine: commons.wikimedia.org - Dante Alighieri di Sandro Botticelli 

Secondo Marazzini il confronto serve a capire meglio come lingue romanze diverse hanno avuto una reazione differente: ad esempio se in Francia il computer diventa ordinateur in Spagna il mouse è raton. Il presidente dell'Accademia della Crusca ci mette in allerta anche sul rischio che si corre nell'accettazione passiva dei forestierismi: "Alcuni falsificano tutto. Quando in ospedale si fa il triage, siamo sicuri che tutti capiscano di che cosa si parla? Noi partiamo dalla considerazione che non sempre i termini usati sono trasparenti"

L'invettiva portata avanti dai prottetori della lingua italiana sono tanti nella vicina penisola; ma quanto vale per un Paese come la Svizzera che vanta quattro lingue nazionali e che ha un gran numero di parole, in particolare in Ticino e nei Grigioni italiani, che sono prese in prestito dal francese e dal tedesco dando vita ad una lingua a volte a sé?
Non dimentichiamo quindi che la difesa della propria lingua va a braccetto con quella della propria cultura e che le radici restano di fondamentale importanza per conservare nel miglior modo la propria identità.


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