Departures

Departures

Di Nadia, 15.02.16 24 Fotogrammi

Diago Kobayashi è un giovane violoncellista, che, quando l'orchestra in cui suona viene sciolta, ritrovandosi disoccupato, senza prospettive e pieno di dubbi sul suo valore di musicista, decide di lasciare Tokyo e di trasferisi con la moglie Mika in provincia nel suo paese natale. Qui, tra le mura della casa che la madre gli ha lasciato in eredità, viene assalito dai ricordi e si riaprono vecchie ferite, come quella del padre che lo aveva abbandonato ancora bambino, che pensava di aver superato.

In cerca di un lavoro, la sua attenzione viene catturata da un annuncio dell'agenzia NK che offre un impiego ben remunerato, per cui non è richiesta esperienza e dove si assistono coloro che partono per dei viaggi. Pensando si tratti di un lavoro presso un'agenzia turistica, si presenta per un colloquio. Sbigottito, non tarda a capire che, si tratta si di viaggi, ma non di quelli verso mete esotiche; infatti NK sta per nacrocosmetica e il lavoro sarebbe quello di tanatoesteta, che consiste nel preparare le salme per un viaggio, l'ultimo. Anche se riluttante, la gentile insistenza di Sasaki, l'eccentrico titolare dell'agenzia, e soprattutto il generoso anticipo sulla paga, lo spingono ad accettare. Tornato a casa, temendone la reazione, non dice alla moglie la verità sulla natura della sua nuova occupazione.

L'inizio non è dei più facili. Si ritrova a preparare le salme (non sempre in "buono stato") secondo l'antico rituale  del "Nokanshi", una cerimonia che prevede che il tanatoesteta lavi, vesta e trucchi il corpo davanti ai familiari senza mai mostrare parti del cadavere (ad eccezione di testa, mani e  piedi); con attenti e precisi gesti codificati, quasi come in una danza, gli vengono restituite le sembianze della vita. aiutando così i congiunti a prepararsi all'ultimo addio, all'ultima delicata riconciliazione con il defunto.

Grazie agli insegnamenti di Sasaki, una guida, quasi un padre, più che un datore di lavoro, ben presto è preso dall'armonia di quegli addii, a cui a lui spetta dare dignità e bellezza; anzi scopre di avere, grazie alla sua empatica sensibilità, un'increrdibile vocazione per quest'arte. La sua attenzione, meticolosità e il suo atteggiamento rispettoso nella cura dei corpi è tale da infondere pace e serenità a parenti addolorati, talvolta rancorosi o distratti, ed a trasformare la cerimonia quasi in un atto d'amore.

Questa esperienza lo matura e lo porta a fare un viaggio, stavolta interiore, in cui la riflessione sulla morte diventa soprattutto l'occasione per riflettere sulla vita e su ciò che maggiormente conta per lui; ritrova così una felicità che non si era nemmeno reso conto di aver perso. Si riavvicina anche alla musica, riprendendo a suonare il vecchio violoncello compagno della sua infanzia.

Quando la moglie, che lo aveva sempre sostenuto nelle sue scelte, scopre la verità, lo lascia, giudicando il suo lavoro impuro e ripugnante; e non è l'unica in paese a pensarla in questo modo. Cosa farà allora Diago?

La morte, quale evento nella vita di ciascuno di noi. è un soggetto difficile da trattare e con cui misurarsi, un tema generalmente "rimosso" dal cinema e più in generale dalla società soprattutto occidentale, dato che ci ricorda costantemente i nostri limiti terreni. Con Departures il regista Yōjirō Takita con grande coraggio spezza il silenzio su questo tabù profondamente radicato nella nostra società, arrivando a mettere in scena la morte stessa. Questa però non è vista come fine, ma è "un cancello da cui passano tutti", un nuovo punto di partenza. Infatti il titolo giapponese del film "Okuribito" significa "persona che accompagna alle partenze".
Il regista affronta questo tema con delicatezza e dignità, portandoci a riflettere sui nostri sentimenti riguardo la vita e l'impatto psicologico con la morte e le modalità complesse dell'affrontare la perdita di una persona cara. 

Departures è un film poetico, suggestivo e dal forte impatto emotivo, che non manca di umorismo e ironia. Pervaso da una spiritualità ed un estetica tipicamente giapponesi, è però sapientemente (e furbescamente) costruito per poter piacere ad un pubblico occidentale. Peccato che a volte si macchi di un eccessivo sentimentalismo e scada, soprattutto nel finale un po' scontato, nel patetico.

Il suo regista, Yōjirō Takita, tutt'altro che un autore di culto al fuori dal suo paese prima di questo film, pur avendo alle spalle una lunga filmografia (fatta soprattutto di film di genere che spaziano dall'orror all'erotico), con Departures si è aggiudicato a sorpresa l'Oscar per il migliore film straniero nel 2009.

Nel film riveste anche grande importanza la suggestiva colonna sonora di Joe Hisaischi, autore anche di quelle di molti film di registi come Takeshi Kitano e Hayao Miyazaki, che sottolinea (a volte anche troppo) la carica emotiva delle scene.

In definitiva un film terapeutico su come riconciliarsi con la morte, destino a cui ineluttabilmente tutti ci dobbiamo confrontare, e godere al meglio di quanto la vita ci offre.


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