Locandina

La morte sospesa

Di Nadia, 07.03.16 24 Fotogrammi

Joe Simpson e Simon Yates, due giovani ma sperimentati alpinisti inglesi, vogliono coronare un sogno: "arrivare su vette che nessuno ha mai scalato, trovare nuove vie ancora inesplorate". Decidono così di partire per il Perù e di raggiungere la cima del Siula Grande, vetta appartenente alla cordillera andina alta 6344 metri, scalando l'impervio ed ancora inviolato versante ovest.


Lasciato un giovane conosciuto durante il viaggio a guardia del campo base, partono alla conquista della parete, 1400 metri quasi in verticale ricoperti di ghiaccio, programmando di riuscire a copiere l'impresa in quattro giorni, secondo lo "stile alpino", quello adottato dai puristi della scalata (loro due, completamente soli, zaino in spalla con provviste e attrezzatura di base; non sono previste fermate intermedie e mezzi di soccorso esterni). La salita è molto faticosa, e resa ancora più impegativa dai repentini cambiamenti metereologici (Joe la definì "la scalata più pericolosa, precaria e snervante della sua vita"). Riescono comunque a raggiungere la tanto agognata meta. Sono felici, ma anche preoccupati perchè si accorgono subito che la discesa sarà molto più difficile e  pericolosa.

Iniziata da poco la discesa, Joe scivola su una roccia ghiacciata e si rompe malamente una gamba. Entrambi sanno che questo incidente potrebbe costare loro la vita, anche perchè hanno ormai finito le provviste ed il gas. Per un momento Simon pensa di andare cercare aiuto, lasciando l'amico, tentando di salvare sé stesso. Ma è solo un attimo. Lega due corde e cala faticosamente lungo la parete, metro dopo metro, il compagno martoriato dal dolore. Il tempo peggiora ancora e una tempesta di neve impedisce a Simon di vedere che Joe, scivolato oltre un terrazzino di ghiaccio, si trova ora sospeso nel vuoto sopra uno crepaccio. Nonostante gli sforzi, ad un certo punto dovrà prendere la terribile decisione di tagliare la corda che li tiene uniti. Il mattino dopo Simon scendendo vede il crepaccio e sicuro che Joe non possa essere sopravvissuto alla caduta, continua la difficile discesa da solo, riuscendo, tormentato dalla sete e dai sensi di colpa, a tornare all'accampamento. Joe però non è morto; si trova su una sporgenza all'interno del crepaccio, senza cibo né acqua, completamente solo. Sotto di lui un buio senza fine, sopra una parete verticale di ghiaccio di 45 metri, impossibile da scalare nelle sue condizioni. Viene assalito da una cupa disperazione. Cosa farà per uscire da quella terribile situazione?




La morte sospesa è un film/documentario basato sul libro autobiografico Touching the Void scritto da Joe Simpson per narrare la vicenda accadutagli e per difendere Simon Yates, accusato dalla comunità degli alpinisti di aver tagliato la corda, lasciando il compagno a morire (uno degli atti più esecrabili in un ambito in cui la fiducia nell'altro è vitale).

Alla regia troviamo il britannico Kevin MacDonald, premio Oscar nel 2000 per il documentario One day in september, ma più conosciuto per film quali L'ultimo re di Scozia e State of Play. In La morte sospesa il regista ripercorre i fatti alternando abilmente le parti in cui questi vengono ricostruiti in modo molto realistico e adrenalinico, con i racconti in prima persona dei due protagonisti, costruendo un dramma tesissimo e avvincente in cui lo spettatore non può fare a meno di sentirsi partecipe.

Le immagini descrivono magistralmente i maestosi e bellissimi paesaggi montani, soprattutto ne sanno restituire l'aspetto terribile e crudele, indifferente alle umane sofferenze, come pure riescono con la loro carica a volte visionaria, a volte claustrofobica a trasmettere la disperazione, la paura ed il dolore di un uomo condannato a morire da solo, che soltanto un'incredibile voglia di vivere riesce a salvare da una sorte altrimenti inevitabile. 
Questa vicenda è sicuramente un concreto esempio della capacità dell'uomo di raggiungere, se davvero lo vuole, anche obiettivi ritenuti impossibili. E ciò non può non darci almeno un barlume di speranza. 

Da non perdere negli extra il documentario che racconta il ritorno, 17 anni dopo in occasione delle riprese per il film, di Simon e Joe sui luoghi della loro disavventura.


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