Locandina

E ora dove andiamo?

Di Manuela Masone, 04.04.16 24 Fotogrammi

In un paesino del Medio Oriente, musulmani e cristiani vivono in pace fianco a fianco, ma la loro storia è segnata dai conflitti religiosi che rischiano di riaccendersi ogni volta che accadono piccole contrarietà. Le donne del villaggio, legate da un'amicizia che va al di là del credo, desiderano fare qualcosa per evitare che altro sangue venga sparso dai loro figli e mariti. Decidono quindi di fare di tutto per distrarli dai loro intenti bellicosi. Fanno arrivare il primo televisore in paese per riunirli insieme davanti al teleschermo, quando però si rendono conto che attraverso di esso giungono anche le notizie cattive dei conflitti nei paesi confinanti, trovano uno stratagemma per mettere la tv fuori uso.

Ogni volta che avvengono fatti potenzialmente a rischio bagarre, come quando vengono rubate le scarpe dei musulmani in moschea, o quando viene accidentalmente fatto cadere il crocifisso della chiesa, le donne insieme al prete e all'imam trovano stratagemmi sempre più fantasiosi per calmare gli animi, come inscenare un'apparizione della Madonna o sabotare l'autobus di una compagnia di ballerine di cabaret perché si fermino qualche giorno in paese.

Tutte queste fonti di distrazione vengono meno però quando accade un fatto drammatico: un ragazzino che si era recato in città, viene ucciso da una pallottola vagante durante degli scontri religiosi. All'inizio la madre cerca di nascondere il fatto e, nonostante il dolore immenso che prova, di far credere che il figlio sia a letto con gli orecchioni. Ben presto però le altre donne scopriranno la verità e insieme troveranno una stravagante e coraggiosa maniera per evitare il peggio: dopo aver dato agli uomini una torta "che fa dormire", si mettono una nei panni dell'altra, in senso letterale, e al risveglio questi scopriranno che le loro mogli si sono "convertite" alla religione "avversaria".

L'epilogo è in parte divertente, ma di quelli che fanno riflettere in un tempo in cui il terrorismo, rischia di alimentare conflitti e incomprensioni.

La regista, sceneggiatrice e attrice libanese Nadine Labaki, dopo il suo primo successo internazionale nel 2007 al Festival di Cannes con la divertente commedia Caramel, torna a parlare delle tensioni religiose presenti nella sua nazione, a modo suo, con tanto umore ma all'interno di una profonda riflessione.

Il film nel 2011 vince il premio del pubblico al Festival Internazionale di Toronto e riceve diversi riconoscimenti nello stesso anno.


.

agenda@lugano.ch
Scritti: 9 articoli