L'uomo senza passato

L'uomo senza passato

Di Cecilia Benassi, 15.04.13 24 Fotogrammi

Un film di Aki Kaurismaki, che canta in silenzio la realtà. Che canta il miracolo e lo fa senza dire niente, senza aggiungere niente. “Miracolo a Le Havre”, il suo ultimo film. Cioè, miracolo possibile dovunque, in ogni villaggio in ogni momento. Miracolo che accade nel cuore dell’uomo e investe la realtà.
Una vita ridotta ai minimi termini. Che cos’è un uomo quando ha perso tutto? Quando, privo di casa, è straniero in una terra che non conosce e dalla quale non è conosciuto – solo e quasi ucciso da tre uomini dell’Arancia meccanica di Kubrick , avendo perso insieme soldi valigia e memoria? Senza nome, senza casa, senza storia, che cos’è l’io, e che cos’è la vita? Quando non si ha niente e agli occhi del mondo non si è niente, che cosa resta?

Restano le cose, la loro stabilità e il loro silenzio. La terra e le mani per smuoverla, piantarci semi e ricoprirli. Il cielo da cui vengono il sole e la pioggia. E restano uomini che con semplicità prendono sul serio le persone che si trovano davanti, solo perché ci sono. Non importa che non abbiano nome, se il loro volto è sincero. Non importa che non abbiano casa, lavoro o memoria se il loro sguardo, le loro mani e la loro attenzione sanno guardare, rispettare e amare la realtà.



Consigliato: a chi intuisce che la vita è rinascere ogni giorno, ogni istante sconfiggere le tenebre e fissare lo spiraglio di luce che l’ombra della nostra fragilità non riesce a oscurare. Lo cantano i giovani dell’Esercito della salvezza nel loro gruppo rock.

Figli: dai 13 anni.

Parola chiave: silenzio, speranza, resurrezione.

Dedicato: a chi non vuole più avere paura, perché conoscendo la fragilità di tutto sa che nel solo suo esserci, con la terra sotto e il cielo sopra, è contenuto tutto. Dedicato a chi non rifiuta il mistero coi suoi paradossi. Perché solo perdendo tutto si trovano i tesori più preziosi e solo morendo si rinasce.


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