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Il linguaggio dei cani

Di Bîcîo, 08.04.16 Curiosando

Il cane è definito il miglior amico dell’uomo, un simbolo di incondizionata fedeltà e di utilità in diversi ambiti come la guardia, la terapia, la guida, il soccorso in caso di valanghe e altre catastrofi, oppure in casi meno felici ma di tragica attualità, come la prevenzione di attacchi terroristici.
Questo splendido animale discendente dal lupo, che ha preferito abbandonare i suoi simili per affiancare l’uomo, comunica in diverse maniere simili a quelle del suo progenitore. Siamo però in grado di capirlo? Quando lancia dei messaggi, per lui assolutamente chiari, siamo in grado di non cadere nell’equivoco?

L’uomo conosce tre tipi di comunicazione: quella verbale, quella paraverbale e quella non verbale. I cani possono apprendere alcune parole-comandi, ma più che altro sono degli ottimi ascoltatori-osservatori. Il cane utilizza un linguaggio perlopiù  non verbale e ricorre a quello verbale (abbaio, guaito, latrato, uggiolio, ululato) solo quando non riesce a farsi comprendere altrimenti. Linguaggio per lui assolutamente inequivocabile che a volte viene mal interpretato e porta a spiacevoli conseguenze. Risulta quindi necessaria un'interpretazione corretta del loro linguaggio.

Quando ad esempio troviamo un cane legato all'uscita di un supermercato, come ci comportiamo?  Lo vogliamo per forza accarezzare?  Ci siamo mai chiesti se lui sia contento delle nostre intenzioni?  
Come le persone, alcuni cani sono felicissimi di essere accarezzati da chiunque, altri non vogliono avere nessun contatto con gli sconosciuti. La maggior parte però non ha idee preconcette vis-à-vis della persona che si sta avvicinando, ma interpreta soprattutto i suoi movimenti, il suo sguardo, la postura...


Immagine: Flickr.com - Sergiy_92

Senza voler entrare nel dettaglio ci sono, a mio avviso, alcuni principi fondamentali da seguire:
 - Il cane non deve per forza di cose essere accarezzato da chiunque e occorre rispettare la sua volontà
 - Quando ci si avvicina è sempre meglio evitare l’approccio diretto con il corpo o con lo sguardo, perché ciò verrebbe probabilmente interpretato come un atteggiamento di sfida
 - Occorre evitare di accarezzare un cane sulla schiena, sul garrese o sulla testa
L'approccio migliore consiste nell'avvicinarsi allungando la mano di modo che possa annusarla, con leggere deviazioni e senza dirigersi direttamente verso di lui, cercando di “leggere” i segnali che ci manda.  

Idea comune è che se un cane scodinzola sia per forza di cose felice ma ciò non corrisponde necessariamente alla realtà. Se ad esempio l'animale scodinzoala verso destra o sinistra questo non ha lo stesso significato. Quando guarda dal basso verso l’alto, piega la testa da un lato, socchiude gli occhi; quando sbadiglia, si lecca il naso, ha le labbra socchiuse, arriccia il pelo al garrese e nella zona lombare; quando ha le orecchie abbassate o ben dritte, quando distoglie lo sguardo, tutti questi sono segnali che il cane utilizza per interagire con i suoi simili e con gli altri.
Con questo non si vuole affermare che i cani siano cattivi o pericolosi e che sia dunque giusto aver timore di loro, ma unicamente che se vogliamo avvicinarci al proverbiale “miglior amico dell’uomo”, occorre imparare a comprenderlo e oggi, attraverso esperti cinofili, libri o sul web, ci sono molte possibilità per farlo.


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