Coltrane

John Coltrane: Giant Steps

Di Gabriele Scanziani, 24.04.13 Il disco della settimana

Giant steps in inglese significa passi da gigante, in questo disco Coltrane fa ben più che passi da gigante. In questo disco “Trane”, come lo chiamano fan e amici, vola sulle note col suo sax, riuscendo sempre a toccare le melodie dell’anima.
Premetto subito che non sono un esperto di questo genere musicale e so bene che il jazz non è “di moda” e spesso non è facilmente accessibile, tuttavia è necessario nella vita anche tuffarsi e sentire cose nuove, suoni sconosciuti, musica che non ci è familiare e che può aprirci le porte di stanze che non avevamo mai visto prima. Sarò sincero, spesso ho guardato strano i jazzisti, nei miei occhi si poteva scorgere un misto di ammirazione e di invidia. Ammirazione perché con i loro strumenti costruivano giri fatti di melodie, a volte anche contrastanti, che per me erano quasi magici. Invidia per la grande conoscenza dello strumento con cui riuscivano a fare quello che facevano.

Giant Steps è un disco che ha fatto la storia sia del jazz, sia di Coltrane. Nel genere musicale di riferimento il disco, che conta sette tracce, viene tuttora usato e i giovani musicisti jazz imparano suonando e risuonando i brani di Trane allo scopo di migliorare e aumentare le loro abilità. Tant’è che la progressione di Giant Steps, primo brano che dà il nome al disco, fa parte delle routine di studio di qualsiasi sassofonista jazz, tranne quelli alle prime armi, poiché sarebbe troppo complicato per loro.
Per quanto riguarda la persona, pur non essendo il primo disco di Coltrane come solista, è quello che più di ogni altro consacra il suo successo. Ancora oggi viene considerato il suo capolavoro ed è ritenuto sia dai musicisti che dai critici uno dei dischi più importanti del genere.


Dopo Giant Steps il disco è seguito da Cousin Mary, dedicato da Trane alla sua cugina di primo grado. È difficile parlare del pezzo in sé, un po’ perché tutto l’album offre un diamante dopo l’altro, un po’ perché la velocità e l’imprevedibilità della progressione centrale si mischiano al calore che è trasmesso dalla melodia. Si sente che è una canzone che rimanda ad un ricordo. In seguito arrivano Countdown e Spiral, altre due tracce in perfetto stile Coltrane, dove il sassofonista esplora un mondo musicale allora praticamente sconosciuto ai più, stabilendo nuove regole del genere.
Nel disco è presente un altro capolavoro, Naima, che Coltrane dedica all’allora moglie Juanita Naima Grubbs. Si tratta principalmente di una melodia lenta, dal gusto riservato e intimo; la canzone esprime tutto l’amore che il grande jazzista aveva per la sua compagna di vita e lo fa in maniera semplice, diretta e senza filtri. Uno dei più bei pezzi jazz di sempre.

Diviene difficile definire un lavoro come questo, le definizioni sono utili per riassumere un concetto in poche parole ma rischiano sempre di ingabbiarlo, riducendo ai minimi termini ciò che minimo non è. Nulla è lasciato al caso in questo disco, dal titolo all’editing delle tracce, fa tutto parte di un disegno più ampio che è l’espressione dell’arte di un grande musicista. Un uomo dal talento indiscutibile, dotato di una capacità espressiva che va ben oltre il genere di musica da lui esplorato. Mi sento di consigliare l’ascolto di questo capolavoro a tutti quelli che -come me- poco conoscono il genere, a quelli che non hanno mai sopportato il free jazz. A chi, costipato nella propria chiusura mentale, ha sempre snobbato una musica solo per mancanza di conoscenza. In conclusione, è un disco che spero sia ascoltato e scoperto da molti e, mi auguro, di essere riuscito a destare in voi un po’ di curiosità nei confronti di una musica che è un piacere da sentire.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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