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Il Teatro? Una vocazione!

Di Luca Giovanni Ricci, 02.05.13 Palcoscenico: Una vita dietro le quinte

Hai incontrato parecchi ostacoli nel corso della tua carriera teatrale?
“In realtà non molti, la mia famiglia non mi ha mai ostacolato. Gli ostacoli fanno parte del lato amministrativo, economico e finanziario. I veri problemi non si creano nell’ambito di ciò che facciamo, la nostra attività vive d’entusiasmo e di creatività.
Ho fatto diversi sacrifici nel corso della mia carriera e continuo a farne, ma è una scelta di vita. Gli aspetti puramente materiali dell’esistenza per me non sono importanti. Nel corso di una vita si fanno sempre rinunce, ma non li chiamerei sacrifici perché non li vedo come tali. Pensandoci bene, la mia è una vita molto bella, piena di libertà e ciò mi interessa di più che possedere una casa gigantesca e due automobili”.

Come trascorrono le tue giornate?
“Nel teatro si vive in modo diverso rispetto a qualunque altra professione, spesso facendo orari particolari. Questa mattina, ad esempio, mi sono alzato alle sette e la sera prima sono andato a letto all’una e mezza. In generale mi sveglio, scrivo i testi per i miei spettacoli, vado alle prove, lavoro fino a sera, dormo cinque o sei ore e, il giorno successivo, ricomincio tutto daccapo. Però non è una situazione difficile da gestire, è la mia vita ed è quello che voglio, ciò che sento di dover fare. Il teatro è più di un semplice lavoro per me, è una sorta di vocazione, una chiamata, un compito”.

Quali sono le soddisfazioni più grandi che hai avuto?
“Festeggiare l’anniversario dei 25 anni della nostra compagnia è senza dubbio è una grande soddisfazione. All’inizio si è propensi a pensare che essere appagati sia la conseguenza di grandi successi. In realtà però il successo non è mai, e non deve essere, il fine ultimo che ci spinge a fare qualcosa. Un buon risultato è importante per aumentare la fiducia in sé stessi, soprattutto all’inizio della propria carriera. È bello notare che la gente ama il tuo lavoro e il modo in cui lo fai. In un secondo momento invece, la cosa più importante è andare avanti concentrandosi su altri aspetti, di maggiore rilevanza rispetto al successo fine a se stesso.
Probabilmente la mia più grande soddisfazione risiede nelle emozioni con cui entro a contatto tutti i giorni nel mio lavoro. Mi stimola la possibilità di esplorare attraverso il teatro l’essere umano, con tutte le sue paure, le sue sofferenze, le sue idee e i suoi sacrifici. Sono queste le cose che mi danno maggiore soddisfazione, l’opportunità di concentrarsi su questi aspetti è la mia più grande fortuna”.

C’è uno spettacolo che suggeriresti o un regista che ti senti di consigliare?
“Sono sempre alla ricerca di stimoli e difficilmente mi appassiono ad uno spettacolo o ad un regista tanto da poterlo ritenere il mio “preferito”. Tuttavia, mi sento di consigliare la compagnia Ricci/Forte di Roma, ho avuto un incontro molto felice con loro l’anno scorso”.

Hai un libro preferito?
“Ho da sempre apprezzato i classici come Alla ricerca del tempo perduto di Proust, o le opere di Shakespeare. Non è facile stilare una classifica perché sono tutti diversi, mi viene difficile dire preferisco questo o quello scrittore. Amo molto anche gli autori americani come Saul Bellow, che fu premio nobel nel ‘76”.

Qual è il viaggio più bello che hai fatto?
“Ho fatto molti viaggi, viaggiare è la mia vita. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo. Un paese che mi ha particolarmente colpito è stato l’Iran, fu un viaggio molto speciale. Conservo un ottimo ricordo anche del percorso da Venezia a San Pietroburgo, che ho fatto a piedi e su cui ho anche scritto un libro”.

Hai un sogno nel cassetto?
“Ho parecchi sogni, ma cerco di non tenerli in un cassetto. Le mie ambizioni le realizzo, trasformandole in realtà continuamente. Non voglio vivere nella speranza di fare qualcosa, tenendomi dei sogni da parte. Come detto prima, il mio è un mestiere particolare: non lavoro per qualcuno, sono il capo di me stesso. Di conseguenza non vivo in un ufficio sperando un giorno di cambiare la mia vita e di fare qualcosa che mi piaccia davvero. Sono fatto così, quando voglio realizzare qualcosa lo faccio senza fantasticarci troppo. Si può dire che ho parecchi sogni, ma non nel cassetto”.


Non ho mai vissuto nello stesso posto per più di sei anni. Adattarmi è stata una necessità. Arricchirmi...un piacere! Ho studiato Filosofia e Teologia a Roma. Mi piace tenermi informato e ascoltare le persone che stimo.

luca.ricci@lugano.ch
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