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DmC: Devil May Cry

Di Simon Lerose, 20.04.13 Game of the Week

"I demoni possono piangere" ancora una volta, con il ritorno (o forse l'arrivo di Dante). Il giovane mezzo angelo e mezzo demone torna a far parlare di sé in una nuova avventura ricca di azione. Stiamo parlando di DmC: Devil May Cry, reboot della gloriosa serie Devil May Cry, uscita per la prima volta su PlayStation 2 nel 2001.

Il quinto capitolo, sul mercato dal 15 gennaio, edito da Capcom e sviluppato dagli inglesi di Ninja Theory (Heavenly Sword, Enslaved) si propone come reboot, come nuovo inizio della serie, narrando delle avventure di un Dante giovane ma pur sempre spavaldo e sicuro di sé, in tempi che precedono la storia raccontata nei vecchi capitoli.

DmC propone un Dante più giovane, cupo e oscuro, meno maturo e riflessivo e più dedito al divertimento e allo sballo (come viene confermato già dalle prime sequenze di gioco) ma perfettamente riconoscibile, soprattutto grazie alla personalità che l'ha reso uno dei personaggi più carismatici e amati dei videogiochi. Da notare il look, soprattutto per quanto riguarda il colore dei capelli, passato da bianco-argenteo a uno castano molto scuro, elemento che ha creato non poche discussioni tra i fans della serie.



La storia è abbastanza lineare e vede il protagonista coinvolto da suo fratello Vergil, in un piano per vendicare la madre, morta per mano di Mundus, il re dell'inferno, già boss finale del primo capitolo e salvare il pianeta dalle forze del male, i cui abitanti sono inconsapevolmente controllati dai demoni.
In contrasto con la semplicità della storia, lo studio Ninja Theory ha puntato molto sulla parte grafica, facendo di quest'ultima l'elemento di spicco del gioco. L'ambientazione è ricca di potenziale e la fusione tra mondo demoniaco e mondo reale, chiamata limbo, appare molto riuscita. Visualmente il gioco presenta una grafica molto valida ed appariscente (caratteristica dei lavori di Ninja Theory), complice la colorazione satura scelta dagli artisti dello studio. Risulta quindi un level design alle volte psichedelico, ricco e molto variato: elemento che permette di immergersi maggiormente nell'ambiente e di non avere sempre la sensazione di visitare livelli con strutture simili o noiose.

Il sistema di gioco richiama molto il terzo e il quarto capitolo, ripresentando caratteristiche molto simili: combinazioni di colpi basate sul tempismo e i ritardi per diversificare le combo, volte anche a migliorare il "punteggio di stile" che andrà ad influire sulla valutazione finale di ogni livello.

La grande novità di DmC sta nell'introduzione di due rampini evocabili (richiamo angelico e richiamo demoniaco) che permettono di attirare a sé i nemici o di raggiungere zone più distanti del livello. La meccanica funziona in maniera simile al Devil Bringer di Nero in Devil May Cry 4 anche se in questo capitolo tale funzionalità è molto più integrata nella struttura del gioco. A differenza di DMC 3, è stato tolto il sistema di lock-on dei nemici, che rende molto più libero il movimento di Dante da una parte, ma un maggior bisogno dall'altra di spostarsi vicino ai nemici per colpirli.
A livello di giocabilità risulta essere un soft molto interessante, che non necessita di grandi cambiamenti o rivoluzioni, essendo uno dei pilastri del genere hack'n'slash. Tutto questo non è comunque esente da problematiche: una su tutte il limite imposto dalla telecamera che sembrerebbe ormai essere diventato un tratto distintivo della serie.
 



Le molteplici armi (circa 8) daranno la possibilità all'utente di cimentarsi con diverse combo e stili di combattimento; tra queste abbiamo le insostituibili pistole: Ebony & Ivory, diventate ormai oggetto di culto, Rebellion, spada fidata che accompagna Dante in diversi capitoli della serie, passando per altre armi come i tirapugni, o la falce. Senza dimenticare la possibilità di trasformarsi in demone, liberando tutta la potenza del personaggio.

La durata è di circa le 9-10 ore, basandosi sulla volontà dell'utente di scovare tutti i segreti. In più, la modalità survival "Palazzo di sangue", presente già in DmC 4, permetterà al giocatore di affrontare ondate di nemici sempre più ostici suddivisi in 100 livelli. Se la durata di gioco può apparire breve, il livello di rigiocabilità risulta invece migliore, grazie soprattutto ai ben noti livelli di difficoltà che aggiungeranno sfida al gioco: passando dalla difficoltà "Feto" alla leggendaria "Dante Must Die" o la crudele "Inferno & Inferno" dove il personaggio morirà subendo un solo colpo.

DmC torna prepotentemente a far parlare di sé, nel bene e nel male, presentandosi come titolo valido, adatto ai fan della serie e non solo. Il divertimento è innegabile e le sequenze di gioco, accompagnate da una grafica impressionante, allieteranno l'esperienza, coprendo magari, alcuni difetti presenti.

In quanto reboot le aspettative erano alte e sarebbe stata apprezzata qualche novità in più soprattutto a livello di scenario e di giocabilità. Difficile però trovare un equilibrio tra valide novità e conferma dei tratti salienti di una serie che ha convinto per 12 anni.

In conclusione, il gioco non raggiunge il livello superlativo del terzo capitolo, ma risulta essere un titolo valido e dal divertimento assicurato che non stonerà tra gli scaffali della vostra collezione.


"When all are one and one is all" Led Zeppelin

simon.lerose@luganonetwork.ch
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