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Fiabe di Kingston, narrate da Vybz Kartel.

Di Sascha MaddZillah, 16.09.16 Il disco della settimana

Per modalità produttive e contesto biografico, Kingston Story é l'album che più dovrebbe spiccare nell'intera discografia di Adija Palmer alias Vybz Kartel.

Il primo aspetto, è facilmente spiegabile: Kingston Story è il primo album di Vybz che nasce con l'intenzione di essere tale, mentre i precedenti risultano essere una raccolta degli ultimi singoli del periodo. È un progetto voluto da Dre Skull, la firma dietro a tutte le strumentali di Kingston Story nonché fondatore di Mixpak Records, etichetta che pubblica l'album nell'estate 2011.
Ovviamente, per l'ascoltatore il tutto si traduce con un'omogeneità ed armonia del suono lungo tutte le 14 tracce che compongono l'opera. Omogeneità musicale, perchè la capacissima mano di Dre Skull si sente sempre, ma anche lirica, perchè il Kartel che sentiamo è quello di un periodo molto preciso (il tutto è stato registrato nel giro di pochi mesi) e probabilmente è l'apice della sua maturità artistica, lontano da giochetti stilistici divertenti ma tutto sommato facili. Qui Kartel non esagera con le frivolezze liriche, anzi fa un passo indietro rispetto al solito ed il suo ego si rimpicciolisce un po', lasciando, in più di un'occasione, tutto lo spazio allo spettacolare lavoro di Dre Skull. Non sono infatti rari i momenti puramente strumentali, e non può che giovarne l'immersione nell'opera, che ci trascina vorticosamente ma con classe in un viaggio tutto giamaicano.
Questo voleva Dre Skull, e questo impeccabilmente consegna Kartel. Partendo da “Jamaica”, che apre l'album magistralmente: “gli chiesi di immaginare di sorvolare Kingston in elicottero, come la scena d'apertura d'un film, e descrivere ciò che avrebbe visto”. E ciò che vede il nostro Kartel forse non è diverso da ciò che vedono altri artisti giamaicani della sua generazione, ma il modo in cui ci consegna la visione, unito alla musica di Skull, è qualcosa di veramente unico. Musica che, richiede un breve inciso.
 


Infatti Dre Skull è newyorkese e la multiculturalità della metropoli si sente tutta: nei suoi lavori, spazia dall'hip hop alla dancehall, passando per l'elettronica senza perdere di vista i caraibi, confezionando sempre il tutto con un approccio molto pop-radiofonico. Il suo è un suono sempre pulitissimo e raffinato, lontano da ciò che fanno nello stesso periodo la maggioranza dei produttori giamaicani: i ritmi sono meno nervosi, il basso finalmente riconquista la sua importanza ed in generale, la sua è una musica che emoziona, non un mero tappeto sonoro per l'artista di turno che ci deve cantare sopra. Inoltre la qualità è sempre cristallina, cosa che, in Giamaica, salvo rare eccezioni, è venuta tristemente meno, se parliamo di dancehall.
Il viaggio su Kingston, raggiunge l'apice con “My Crew”: in seguito ad una serata passata a divertirsi insieme nei club e nelle strade, Skull chiede a Kartel di incidere quella situazione di festa e felicità. Gli fornisce una strumentale solida, epica, sulla quale Kartel marcia come un tiratore scelto: calmo e preciso, con una potenza vocale in perfetto equilibrio con la musica. Un inno che ha il gusto dei migliori pezzi hip hop, fatto per restare negli anni.

 



Il resto delle tracce continua il viaggio senza mai scemare né in qualità né in atmosfera: si parla di vita nel ghetto, dancehall e stile, e ovviamente, il connubio preferito di Kartel, donne e sesso.

Il contesto biografico è ciò che ha reso possibile tutto ciò ed il motivo per cui molto difficilmente avremo di nuovo da parte sua un lavoro di questa portata: Kingston Story é l'ultimo album di Adija Palmer, inciso e pubblicato mentre ancora era un uomo libero. In seguito al suo incarceramento abbiamo comunque ancora avuto un album (il recente King of the Dancehall) che non fosse solo una raccolta di singoli, ma si tratta di un'opera molto standard (e sicuramente molti la ameranno per questo), in cui la parte musicale non stupisce e non eccelle perché affidata ad un producer giamaicano, che indubbiamente sa fare il suo lavoro ma resta dentro certi confini rassicuranti e precisi.
Kingston Story è in questo senso da considerarsi come un esperimento, reso possibile perchè Kartel era un uomo libero ed ha avuto e si è preso il tempo di conoscere personalmente e condividere esperienze con Dre Skull, un uomo americano che rifiuta di etichettarsi come dancehall producer e che ha avuto la perseveranza di non mollare finchè ha visto avverarsi il suo desiderio.
Ora che Adija è destinato a passare come minimo i prossimi quarant'anni in carcere (colpevole d'omicidio, è previsto un processo d'appello ma è improbabile che ribalti la sentenza), è facile immaginarlo chiuso su sé stesso e quindi permanere nella sua comfort zone musicale, fatta di producers giamaicani ed hit sicure, ma destinate a finire velocemente nel dimenticatoio.


Amante della black music in tutte le sue sfumature.

sascha@agendalugano.ch
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