Cartier bresson hyeres

Henri Cartier-Bresson

Di Salvatore Vitale, 22.04.13 Dark Room

Henri Cartier-Bresson è uno dei fotografi che più ha influenzato la storia della fotografia del ventesimo secolo. Francese e pioniere del foto-giornalismo, gli viene etichettato l'appellativo di "occhio del secolo". 

Cartier-Bresson si avvicina da giovane alla pittura e, grazie a quest'ultima, viene a contatto con l'ambiente dei surrealisti francesi. Non si interessa alla fotografia fino al 1931 quando, al ritorno da un viaggio in Costa D'Avorio, matura l'interesse alla ricerca di immortalare la realtà. Egli stesso ammette che è stata una fotografia di Martin Munkacsi a fargli venire voglia di guardare la realtà attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica.

Comincia così a lavorare come fotografo freelance e nel 1932 Julien Levy gli offre l'opportunità di fare la sua prima mostra personale. Nel frattempo si avvicina anche al mondo del cinema lavorando come assistente del regista Jean Renoir. Più tardi dirigerà le pellicole Return to Life e Le Retour, un documentario sul ritorno in patria dei prigionieri della Seconda Guerra Mondiale. 

Insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour e William Vandivert fonda l'Agenzia Magnum. Da qui in avanti parte per innumerevoli viaggi che consegnano alla storia dei reportage così inensi da consacrarlo a livello mondiale. 


Henri Cartier-Bresson. Truman Capote 1947

Henri Cartier-Bresson è una leggenda, un personalità forte che ha avvicinato la fotografia ad un pubblico più ampio. Non a caso è sempre stato un termine di paragone per chiunque decidesse di avvicinarsi a quest'arte. Tutto il suo lavoro ruota intorno alla "cattura dell'attimo".

Egli stesso ammette di non essere particolarmente interessato alla fotografia in quanto tale, bensì a quella possibilità che il mezzo fotografico offre. Non si tratta però di un istante qualsiasi, ma di quello che lui definisce "il momento decisivo", ossia quello che definisce l'essenza di una situazione.

“Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. E' porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. E' un modo di vivere”. Henri Cartier-Bresson

Una delle sue foto più celebri è sicuramente Dessau, dove fotografa un momento decisivo nella vita del campo di concentramento tedesco. La foto ritrae uno dei momenti della denuncia degli informatori nella fase di riordine sociale dopo la fine della guerra e la liberazione dalla prigionia. Un'informatrice della Gestapo cerca di mescolarsi alla folla, ma i prigionieri la consegnano al giudice.



Henri Cartier-Bresson, Dessau, Germania, 1945

La fotografia, oltre che rappresentare un documento storico di inestimabile valore, rappresenta anche un momento decisivo della vita di Cartier-Bresson, ossia quelli dei tre anni di prigionia in un campo di lavoro tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.

Quello che colpisce di più del lavoro di Cartier-Bresson è che, a differenza di molti alti fotografi, lui non era assolutamente interessato alla parte tecnica delle immagini. Non sviluppava neanche i suoi negativi, spesso vedeva il risultato finale dei suoi lavori stampati su qualche rivista. Non agiva in nessun modo sullo scatto: la sua fotografia nasceva nell'attimo in cui la scattava. In quella piccola frazione di secondo riusciva a catturare quello che un'occhio comune non riesce a vedere in maniera magistrale, con un controllo di inquadratura, luce e scena impeccabile.


Henri Cartier-Bresson, Bords de Marne, 1938

Tutte le sue fotografia sono così come lui vedeva la realtà, non vi è nessun ingrandimento o crop, nessuna modifica alle luci. Utilizzava una Leica 35mm perchè per la sua manegevolezza gli permetteva di non attirare l'attenzione su di sé e un obiettivo che gli permettesse di avere uno sguardo simile a quello dell'occhio umano, un 50mm. Il tutto non era più un mezzo tecnico, ma un prolungamento del suo occhio.

"La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità. [...] Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere”. Henri Cartier-Bresson

 



Henri Cartier-Bresson, Romania, 1975


Henri Cartier-Bresson, Behind the gare Saint-Lazar, Paris, 1932


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