Michael buble to be loved reprise

Michael Bublé: To Be Loved

Di Gabriele Scanziani, 22.05.13 Il disco della settimana

Da Michael Bublé non ci si aspetta che faccia qualcosa di rivoluzionario. La formula che usa, seppur ben collaudata, è sempre la stessa: riprendere le canzoni da studio della musica americana che conosciamo tutti e ricantarle regalandoci il suo tocco personale. Non ha senso ascoltare Bublé attendendosi chissà quale sorpresa. Personalmente dal cantante canadese mi aspetto solo due cose: che mi proponga cover di tracce che già conosco, da Frank Sinatra a Tony Bennett, e che inserisca nel disco un paio di singoli inediti dal sapore radiofonico in modo da fornire una sorta di valore aggiunto.

L'album To Be Loved soddisfa queste aspettative, divenendo facilmente un CD da acquistare per gli amanti del genere cha ancora desiderano avere la musica in CD e che vogliono una playlist di classici riproposta e ricantata da Bublé.
Ecco quindi spuntare nella tracklist You Make Me Feel So Young, canzone scritta da Josef Myrow e resa celebre da Sinatra, cantata in modo lievemente diverso ma senza poter però reggere il confronto con il buon vecchio Frank.
In questo disco saltano fuori anche i Bee Gees, Dean Martin ed Elvis Presley. Rispettivamente in To Love Somebody, Nevertheless (I'm In Love With You) e Have I Told You Lately. In due di questi tre pezzi il cantante riesce egregiamente a riportare l'ascoltatore indietro nel tempo, specialmente con il tono caldo e accogliente di Have I Told You Lately, pezzo in cui viene rivisitato un brano intramontabile del repertorio di Presley con notevole qualità.



Bublé però manca di appeal nella traccia dei Bee Gees To Love Somebody, la canzone è infatti un classico del soul che i fratelli Gibb scrissero e composero pensando inizialmente di farla cantare ad Ottis Redding. Si sa che, in questo genere di musica, il mordente sia nella voce che nel modo di affrontare la canzone è tutto. Il soul deve far trasparire una sofferenza celata, manifestandola attraverso l'interpretazione e, malgrado l'esecuzione di Bublé non può essere criticata, manca quell'anima che invece è tipica del genere.
Le due tracce inedite proposte dal cantante sono It's a Beautiful Day e il duetto/duello con il compatriota Bryan Adams in After All. I pezzi sono mixati con un sapore da stazione radiofonica pop, quasi come se l'intenzione fosse proprio quella di farli suonare bene nelle autoradio di chi le ascolta in heavy rotation.

Le parti maggiormente negative del disco riguardano il featuring con Rheese Witherspoon in Something Stupid, cantato nell’originale da Frank e Nancy Sinatra, e I Got It Easy. Nella canzone con la Witherspoon non si capisce come mai lei sia relegata ad un ruolo secondario, dando l'impressione che le luci della ribalta siano riservate tutte a Bublé. I Got It Easy invece suona un po' come una forzatura e, se l'orecchio non mi inganna, si può pure sentire l'odore strano emanato da un paio di folate di Auto-Tune.
Alla fine To Be Loved è esattamente il tipo di album che ci si aspetta: un disco tra il jazz e il pop dove il capo di tutti i crooners (cantanti di musica swing già nota ndr.) si ripresenta nel modo migliore possibile per affabulare le masse.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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