New day dawn cover

Gentleman: New Day Dawn

Di Gabriele Scanziani, 15.05.13 Il disco della settimana

Gentleman, al secolo Tilmann Otto, ha da poco pubblicato il suo ultimo album dal titolo New Day Dawn, tradotto "l'alba di un nuovo giorno". Pare davvero essere un nuovo giorno per l'artista tedesco, le sonorità del disco ricordano poco il roots reggae, di cui Gentleman è un esponente di spicco. Il suo approccio è parecchio cambiato dai tempi di Journey to Jah, disco del 2002 che fece esplodere il cantante con il singolo Dem Gone.

Confesso però che, avendolo apprezzato grazie ad album molto più vicini al suono "originale" del reggae, dopo il primo ascolto sono rimasto parecchio deluso da questo lavoro. Sentivo delle percussioni elettroniche che strizzavano l'occhio ad un certo tipo di dance europea e degli effetti sulla voce del cantante che nulla hanno a che fare con il Gentleman di cui mi sono innamorato nel 2002.

Non volendo giudicare senza essere andato in profondità, ho cercato di mettere da parte il suono che tanto mi piace e ho provato a seguire il viaggio che il cantante mi indicava. Ho dunque riascoltato il disco una seconda volta, poi una terza, poi una quarta e ho cominciato a capire. Non si può apprezzare serenamente un disco senza aver fatto un passettino nella direzione dell'artista.
È facile capire come un cantante fortemente caratterizzato da un genere, il roots reggae nel caso di Gentleman, abbia anche voglia di sperimentare, di esplorare nuovi mondi musicali. Proprio per questo motivo non voglio valutare questo lavoro dicendo semplicemente: "preferivo il Gentleman di un tempo".

L'album, 16 tracce più un interludio nella versione Deluxe, si apre con The Journey, canzone che ben supporta il timbro particolare di Gentleman, ma in cui si riconosce da subito un'impronta nuova rispetto ai lavori precedenti. Il taglio del disco segue diversi umori, a volte sbatte in faccia un upbeat aggressivo come in Where Is The Love , a volte propone melodie nostalgiche ed emozionanti come in Memories.
 


Nonostante il sapore elettrico delle percussioni e nonostante la distanza presa dalle origini, se si ascolta davvero fino in fondo questo disco si può cogliere un ulteriore miglioramento per quanto riguarda la scrittura. La metrica è quella che distingue Gentleman da sempre, ma ci sono dei passaggi davvero belli. Uno di quelli che preferisco si trova in Homesick: "I'm not saying anything you never heard before, but I hope this time it's I go reach to your core". Traducibile con "non ti sto dicendo niente che tu non abbia mai sentito, ma spero questa volta di raggiungere il tuo cuore".

Dopo averlo riesaminato, ho iniziato a gustarmi questo disco e, devo essere sincero, è da un po' che non provavo la soddisfazione nel riascolto di un disco, tranne che per i grandi classici. Avendolo visto dal vivo conosco la sua abilità durante i live e sono felice che venga a Lugano in occasione di Palco ai Giovani, anche perché, dopo essermi immerso totalmente in questo suo ultimo lavoro sono veramente curioso di vedere Gentleman riscaldare il pubblico di Piazza Manzoni.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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