Restless  enoch e annabel al parco

"Io canto ogni mattina": Restless di Gus Van Sant

Di Cecilia Benassi, 24.06.13 24 Fotogrammi

“C’è un uccello canoro che pensa di morire ogni volta che cade il sole, e alla mattina quando si sveglia è così sconvolto di essere vivo che si mette a cantare la sua melodiosa canzone”. Annabel



La cinematografia di Gus Van Sant potrebbe essere tutta pensata come il volo a cerchi concentrici di un uccello sul mare. Il volatile individua il suo piccolo pesce che salta a fior d’acqua e si ri-immerge scomparendo nell’abisso e, aspirando a catturarlo, prende a volare sul punto. Un volo paziente, ordinato e ricorrente; un moto circolare che a volte, all’improvviso, esplode in slanci rettilinei per inchiodarsi, sciogliersi in un’elegante piroetta e tornare con leggerezza là ove c’era una traccia schiumeggiante ed evanescente dell’ambita preda. La preda ambita dal volo d’uccello della macchina da presa e delle storie vansantiane è la morte. Gus Van Sant si muove con la leggerezza, l’armonia e l’eleganza di un uccello tra le pieghe della vita, entra nelle anime quasi sempre nobili e tormentate dei giovani americani per raccontarne le angosce, i desideri, gli struggimenti, le battaglie, la solitudine, l’abbandono, l’amore, le speranze, le cadute, gli abissi, le luci. Ogni fatto, avvenimento, sguardo, parola, sorriso, lacrima, silenzio o canto delle sue pellicole si misura con il mistero del destino ultimo delle cose, con il mistero della vita e della sua finitudine. 



Se la maggior parte della sua filmografia indugia sulla paradossale convivenza di un’esistenza che corre alla sua propria distruzione e disintegrazione progressiva con una sopravvivente e irriducibile speranza, con l’ultimo film, Restless, il cineasta americano fa della vita e della speranza le dominanti trionfali in un contesto saturo di morte. A partire da Enoch, il protagonista che, nuovo Harold hashbiano, dopo aver perso i genitori in un incidente d’auto e non aver potuto partecipare al loro funerale perché fermo in ospedale in stato di coma, si trascina in una vita vuota, intrisa di paure paralizzanti e muovendosi da un funerale a un altro. Non va a scuola, non prende l’autobus, non parla con le persone – e neanche con la zia che l’ha “adottato” dopo la morte dei genitori, non ha amici, o per lo meno non ne ha di veri. Eppure non è solo. È sempre solo e chiuso nel suo mondo angosciante, ma in qualche modo – chissà perché – non si ha mai l’impressione che sia solo. È pieno di domande, vuoto di risposte. Si trova un interlocutore e amico immaginario, Hiroshi, uno che col mistero della vita, della morte, dell’amore e del sacrificio, in qualche modo si è misurato. Hiroshi, un kamikaze giapponese. E Annabel, giovane e bellissima ragazza scoppiettante di bellezza e vivacità che si sta incamminando nella fase terminale della sua malattia.



Se tutto è impregnato di morte, ne parla e ne racconta, perché la macchina di Van Sant si muove, guarda, tace e canta come l’uccello tanto amato da Annabel? Come è possibile? Là dove tutto parla di morte, perché si esce dal cinema col desiderio di vivere, di scoprire e di amare? Vi invito a non chiudere questa domanda, e a percorrere la filmografia vansantiana con una sterminata fiducia in lui, che è anche la mia, e che, anche nei momenti più angosciosi e nelle scene più violente e disperate, non è mai stata tradita. Per guardare Van Sant, come per amare la vita, è necessario amare il mistero e il paradosso.



Vi lascio alcuni titoli e un suo cortometraggio, Mansion on the hill, che fa parte di "8", film collettivo composto da otto corti d’autore e ispirato agli otto obiettivi fissati dalle Nazioni Unite nel settembre 2000 per migliorare la vita della popolazione mondiale. 
Buona avventura.

Mala noche (1985), Drugstore Cowboy (1989), Belli e dannati-My own private Idaho(1991),Da morire-To die for (1995), Will Hunting, genio ribelle (1997), Scoprendo Forrester (2000), Gerry (2002), Elephant (2003), Last Days (2005), Paranoid Park (2007), Milk (2008), L’amore che resta-Restless (2011).


just being


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