Random access memories

Daft Punk: Random Access Memories

Di Gabriele Scanziani, 29.05.13 Il disco della settimana

Nel panorama elettronico degli anni '90, i Daft Punk erano un gruppo atipico. Avevano un nome che sapeva quasi di presa in giro, delle maschere da pseudo androidi e si sono presentati sul mercato con un primo disco che ha cambiato il modo di approcciarsi a quel genere. I Daft Punk sono una band che ha vissuto a pieno la propria carriera e ad ogni nuovo passo, sia esso positivo (come il singolo Da Funk nel loro disco di debutto) o negativo (si veda Human After All, brano che hanno composto per la sigla del fil Tron) ci hanno fatto domandare: "...e adesso cosa tireranno fuori questi?".



Random Access Memories, quarto album registrato in studio, è un modo con cui i Daft Punk continuano la loro tradizione di successo e, allo stesso tempo, spezzano con tutto quello che hanno fatto prima di questo disco. In effetti, le differenze fra quest'ultimo lavoro e i loro precedenti album sono parecchie. Diciamo che è stato dismesso, anche se solo fino ad un certo punto, quello stile elettronico spinto che ha sempre caratterizzato le produzioni del duo. Gli elementi che contraddistinguono il gruppo in termini di gusto e di stile ci sono tutti, arricchiti però da nuovi ingredienti come cori e parti orchestrali e rivoluzionati dal quasi totale abbandono del campionamento. I samples in questo disco sono quasi tutti risuonati, cambia dunque l'approccio, cambia l'effetto e cambia il gusto.

I Daft Punk, in poche parole, con questo ultimo lavoro hanno voluto creare un album che fosse un vero e proprio percorso per l'ascoltatore. Un viaggio, una storia, un film. Operazione più che riuscita, dato che ogni traccia pare essere la continuazione dell'elemento musicale che la precede. Il duo francese ha scelto di collaborare con il grande produttore Nile Rodgers, che nei pezzi Get Lucky e Lose Yourself to Dance unisce le proprie forze con la voce di Pharrell per ottenere due canzoni dal sapore chic pop.
 


In realtà, esattamente come nella produzione della musica Disco anni '70, il duo francese conferma che il loro è un genere in cui anche le voci migliori svolgono una funzione relativamente marginale, poiché fanno di supporto al totale della struttura del pezzo. Con questo approccio si torna indietro nel tempo, quando producendo o componendo una canzone si teneva conto della qualità del brano prima che del target di mercato.

Tracce come The Game of Love, Within e Instant Crush non si fanno particolarmente notare se prese separatamente, ma si comprendono bene quando le si vede come parte di un tutto. L'album è un viaggio all'interno della musica, con una forte dichiarazione d'amore e un'intenzione di riportarne in vita la qualità ormai persa. La presa di posizione dei Daft Punk in questo senso è chiara sin dal titolo della prima traccia: Give Life Back to Music.

Presenti nel disco anche piccoli capolavori come Giorgio by Moroder, un vero e proprio tributo a Giorgio Moroder e al suo modo di vivere e di intendere la musica. L'album si conclude con Contact, pezzo prodotto con il vecchio stile alla Daft Punk, è anche l'unico basato su un campione, preso da una canzone del 1981 della band australiana dei The Sherbs.



Random Access Memories è senza dubbio un disco da comprare, poiché è fatto seguendo criteri che non si usano più da tempo nel mondo della musica. È un disco che, indipendentemente dai gusti personali, vale la pena avere per non dimenticarsi che la musica è nata prima delle operazioni di mercato, delle classifiche, dei numeri che risultano dalle vendite dei dischi. È un disco che ci ricorda che, anche quando non esisteranno più le charts, i dischi o gli mp3, la musica ci sarà comunque.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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