Mary ellen and hand ralph gibson

Ralph Gibson

Di Salvatore Vitale, 03.06.13 Dark Room

Capita che un fotografo indaghi sulla realtà partendo da una ricerca che lo porta a trasformala, creandone una nuova, adornandola di elementi che sfociano nel surrealismo, definendola entro dei criteri, a volte anche rigidi, che aiutano a trasmettere la percezione che si ha della propria opera. Ralph Gibson, fotografo americano, ha dedicato tutto il suo lavoro a questa ricerca, indipendentemente dai soggetti e dalla tipologia di fotografia scattata.

Dopo gli studi all'Accademia d'Arte di San Francisco diviene assistente della famosa fotografa documentarista Dorothea Lange per poi spostarsi a New York dove affianca il grande Robert Frank nella realizzazione del film "Me e mio fratello". Nella sua carriera si dedica tanto al documentario quanto al nudo artistico. In ogni suo lavoro, qualunque sia il soggetto, c'è una maniacale attenzione per la forma, una rigosrosa geometria formale che lo spinge a utilizzare i suoi soggetti in funzione di un particolare, una retta, una linea all'interno dell'immagine.



Tali elementi sono evidenti, forse, in maniera più preponderante nelle fotografie di nudo in cui, spesso, porzioni di corpo diventano parte di un paesaggio, danno vita ad altri pezzi di realtà. Vi è una ricerca continua della prospettiva perfetta, della perfezione stilistica, di un'inquadratura che sveli la duplicità di ciò che è rappresentato. Una bellezza sia estetica, ma anche concettuale in cui ogni porzione del soggetto disegni una figura, ma racconti anche una storia.



Gibson è un maestro della narrativa fotografica. La sua astrazione del reale crea universi e mondi che nascono nella realtà, ma si evolvono e sviluppano in universi paralleli, spesso astratti, ma assai concreti e partoriti dalla visione del fotografo. Egli stesso afferma: "I embrace the abstract in photography and exist on a few bits of order extracted from the chaos of reality".

La particolarità dell'approccio fotografico di Gibson sta nella sua capacità di non fotogafare la realtà, ma di crearne di nuove. Egli definisce le sue fotografie come il mix fra luce e tempo che non ricreano una riproduzione della vita, ma qualcosa di nuovo, di diverso.




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