Bagger 9

Ma chi è veramente Bagger Vance?

Di Cecilia Benassi, 08.07.13 24 Fotogrammi

Chiunque abbia visto La leggenda di Bagger Vance non può evitare di porsi questa domanda. Per chi avesse familiarità con Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, con gli straordinari e poetici testi di Peter Handke e di Rainer Maria Rilke, la mia risposta non suonerà troppo nuova o inusitata.



Rimane poi evidente che ogni opera d’arte non si presta mai a interpretazioni ed enucleazioni limpide e univoche: questo personaggio rimarrà dunque avvolto nel mistero che lo introduce e lo accompagna per tutta la durata della pellicola, e non è mio desiderio quello di eliminare il mistero bensì solo quello di varcarne, passo dopo passo, la soglia (il mistero infatti non è l’inconoscibile ma l’infinitamente conoscibile, ovvero ciò che non si è mai finito di conoscere). Quello che credo sia però evidente a tutti è il fatto che costui, il nostro giovane, discreto eppure decisissimo Will Smith, non rappresenta una persona in carne e ossa ma qualcosa di leggermente diverso.



Innanzitutto egli non arriva e non parte, bensì appare e scompare. Non si mostra mai preso da dubbi o inquietudini, né tormentato da qualcosa che noi umani conosciamo benissimo – il dramma della decisione che si raggiunge attraversando ipotesi differenti, soppesando fattori, spostando i punti di vista… le sue decisioni sono tutte immediate e nette, semplici, essenziali, sintetiche, e sempre anche discrete.



Pur essendo chiare e limpide, esse non si impongono mai ma si espongono all’attenzione dell’interlocutore Junuh offrendosi alla sua libertà di rifiutarle od accoglierle. Inoltre il personaggio di Will Smith è estremamente leggero ed etereo; nei suoi movimenti, nei lineamenti del volto e nelle parole, egli è sempre leggero, lieto e lievemente sorridente (non si tratta di riso ma di una delicatissima increspatura del volto che comunica serenità, autocoscienza e letizia) e, soprattutto, ha una grande capacità d’ironia. La sua ironia è molto profonda, e testimonia un radicale distacco dalle cose e dagli umanissimi moti di concupiscenza tipici di ogni essere umano; è libero e generoso, prendendosi cura degli altri (Junuh e Hardy Greaves) gratuitamente, senza mai aspettarsi nulla in cambio: è profondamente disinteressato.



Egli nel film fa il caddy. Cioè l’assistente, l’aiutante e il custode di Junuh. Lo accompagna senza mai sostituirsi a lui ma sempre e solo offrendo discreti suggerimenti. Non lo obbliga a seguirlo, ma al contempo non lo abbandona anche quando Junuh si smarrisce su strade secondarie. Il suo compito, lo dice Bagger esplicitamente, non è condurre Junuh alla meta, ma solo aiutarlo a trovare la via, una via lungo la quale, lo rassicura, egli rimarrà sempre al suo fianco. Il che sembra già una contraddizione in quanto verso la fine della partita, d’un tratto, Bagger sparisce lasciando Junuh e Hardy soli sul campo. Non doveva essergli sempre accanto?



Un’altra cosa curiosa è che Bagger ha una percezione strana del tempo… sembra ch’egli non percepisca il suo scorrere esattamente come Junuh e gli altri lo percepiscono e, di fronte a cose accadute molti anni prima, egli commenta: “È stato solo un momento fa, signor Junuh”. Ripensando infine alle parole con cui Bagger si presenta in occasione della sua prima epifania, “Sono solo io. Sono solo un uomo che cerca un posto per riposare i suoi piedi stanchi godendosi un po’ della gloria di Dio”, chiudo il cerchio svelando la mia ipotesi interpretativa, se non la si fosse già chiaramente evinta: Bagger è un angelo custode, come gli angeli che abbiamo conosciuto con Wim Wenders ma che, a differenza loro, invece di provare insoddisfazione per la propria condizione, riesce a portare gli uomini che incontra (Junuh, Adèle e Hardy), restituendoli sempre più alla loro verità ontologica e personale, dentro la sua esperienza e conoscenza dell’amore e della gloria di Dio.


just being


Scritti: 49 articoli