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Guy Bourdin

Di Salvatore Vitale, 10.06.13 Dark Room

Guy Bourdin deve il suo cognome a Maurice Désire Bourdin, la donna che lo allevò dopo che la madre lo abbandonò all’età di 1 anno. Il primo approccio con la fotografia lo ha durante il servizio militare a Dakar, quando lavora per la French Air Force.

Il lavoro fotografico di Bourdin sarà molto influenzato dal suo incontro con Man Ray al ritorno a Parigi. Egli diviene, infatti, il suo protégé e lavora al fianco dell'artista che ne influenza lo stile intriso di surrealismo ed elementi provocatori e a volte scioccanti.



Guy Bourdin è considerato uno dei fotografi più influenti nella storia della fotografia di moda. Lavora per Vogue France per il quale realizza innumerevoli servizi fotografici fino al 1987. Il suo stile fotografico lo porta a rivoluzionare il mondo della fashion photography. Col suo coetaneo Helmut Newton, condivide la spinta all'eccesso degli elementi provocatori e il rigore della forma, ma il suo lavoro si differenzia per una forte presenza di elementi simbolici e surreali. Non a caso fra le sue grandi ispirazioni, oltre al già citato Man Ray, si annovarano il fotografo Edward Weston, pittori surrealisti come Magritte e Balthus e il regista Luis Buñuel

Bourdin utilizza una narrativa complessa. È forse il primo fotografo ad inserire un elemento narrativo così evidente nel mondo della fotografia di moda. In effetti, guardando i suoi scatti, appare evidente la non convenzionalità con le regole stilistiche del tempo. Le modelle, gli abiti, gli accessori, non appaiono il punto focale dello scatto, ma sono accompagnati da elementi estranei e settings complessi che contribuiscono a creare molteplici storie all'interno della stessa fotografia. 



Nel mondo di Guy Burdin le modelle non sono più il centro idilliaco dello scatto, esse vengono ammanettate, impiccate, annegate, le teste vengono tagliate dall'inquadratura, le pose non esaltano la bellezza bensì a volte le rendono grottesche. L'unico tratto che le contraddistingue sono i bei vestiti e le scarpe. Questo ha reso il lavoro del fotografo francese, al pari di quello dei suoi contemporanei Helmut Newton e Deborah Tuberville, inconfondibile e capace di porre le basi per una rivoluzione che ancora oggi continua. Egli è, infatti, forse il fotografo che più ha influenzato le nuove generazioni di fashion photographers.



Oggi è abbastanza normale sfogliando un qualsiasi libro o magazine trovare modelle catturate in setting surreali, con busti tagliati, inquadrature apparentemente "errate", colori e forme provocanti, ma negli anni '70 quando ancora la fotografia di moda apparteneva a un mondo quasi elitario, fatto di nobili donne che indossavano nobili abiti, un approccio di questo tipo era alquanto avanguardistico.
Bourdin ha avuto il merito di trasformare il suo mondo in reale, mettendo in evidenza elementi che fino a quel momento erano semplicemente nascosti. Il focus point dei suoi scatti si sposta, rendendo tutto l'universo intorno alla moda più vicino a un immaginario collettivo seppur lontano anni luce dal reale. 



La violenza e la sensualità, il sesso e la provocazione, la vita e la morte, questi elementi mixati al surrealismo generano un lavoro potente, dinamico e sempre sulla linea sottile di quel mondo che vive fra arte e commerciale. 
Guy Bourdin è stato però -e su questo credo che nessuno storcerà il naso- un artista visionario, che è riuscito a fotografare il suo mondo e inserirlo in un contesto che va al di fuori dei luoghi comunemente riservati all'arte, ha donato all'immaginario collettivo una nuova visione, un quadro, a tratti addirittura astratto, della natura umana.

 




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