Joe bonamassa driving towards the daylight

Joe Bonamassa: Driving towards the daylight

Di Gabriele Scanziani, 12.06.13 Il disco della settimana

Ascoltando questo album, 11 tracce piene di blues e di emozioni, mi domando dove trovi il tempo Joe Bonamassa di pubblicare tutti questi dischi mantenendo la qualità della propria musica sempre così alta. Sono sempre stato un suo fan, ma la velocità e la dedizione con cui produce musica sono sempre degne di nota.

"Driving Towards the daylight" è il suo decimo lavoro in studio, mettendo da parte il progetto Black County Communion e le numerose partecipazioni in dischi di altri artisti. Quasi due anni fa Bonamassa aveva deliziato le orecchie degli appassionati del genere con Dust Bowl, che fu tra l'altro il più venduto fra i suoi dischi. "Driving Towards the daylight" è stato  registrato in due blocchi, due sedute tra l’agosto del 2011 e il febbraio del 2012 tra Las Vegas, Los Angeles e Malibù, con la produzione dell'amico e collaboratore di Bonamassa Kevin Shirley.

L’album si presenta proponendo un suono  deciso dalla prima traccia, chi lo ascolta capisce con chiarezza, una sorta di ritorno alle origini con cui il chitarrista americano ha voluto celebrare la tradizione del blues attraverso una rielaborazione di alcuni brani come New Coat Of Paint (Tom Waits), Lonely Town Lonely Street (Bill Withers), Stones In My Passway (Robert Johnson), Who's Been Talking (Howlin' Wolf) e Too Much Aint Enough Love (Jimmy Barnes) che vede lo stesso autore alla voce.

È importante sottolineare che non stiamo parlando di cover, ma di rielaborazioni. Le parole sono diverse sia nel significato che nell’intenzione, perché la personalità dell’artista qui è preponderante, dirompente e con quell’anima rock-blues che mancava dai tempi di Steve Ray Vaughan.

L’album contiene anche 5 brani inediti, tra cui il bellissimo Dislocated Boy, traccia d’apertura dell’album. Chi ama il suono dela chitarra rock blues, di cui è maestro Bonamassa non potrà non apprezzare la title track Driving towards the Daylight, pezzo dal sapore agrodolce, deciso e intenso.

 


Onestamente ritengo che anche solo i 5 inediti sparsi per il disco valgano il prezzo di quest'album, io poi non sono mai stato un fanatico delle reinterpretazioni. Va detto però che a volte queste diventano qualcosa di diverso, un buon esempio si può trovare nelle canzoni di Bob Dylan re interpretate, a volte perfino reinventate, da Jimi Hendrix. O ancora "Hallelujah", nota canzone di Leonard Cohen, ma la sua versione più nota è ricantata, reinterpretata appunto, da Jeff Buckley.

A volte le reinterpretazioni assumono una nuova forma che si stacca dalle canzoni precedenti, tracciando nuovi interessanti percorsi e diventando qualcosa di unico.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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