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Gli scacchi tra cinema e realtà/5 - "La lettera"

Di Cecilia Benassi, 26.08.13 24 Fotogrammi

In tutto quello che ha determinato le vicende del "match del secolo" sulla scacchiera mondiale, è assai stupefacente vedere l'amicizia e la libertà di rapporto che è fiorita tra il generoso e onesto Boris Spassky e l'appassionato, genialoide e un po' squilibrato Bobby Fischer. Vi lasciamo, a conclusione di questo percorso estivo, la lettera che Boris Spassky scrisse in anni recenti al Presidente degli Stati Uniti d'America, in difesa del collega e amico Bobby Fischer.

Appello al presidente George Bush
di Boris Spassky

Signor Presidente,
nel 1972 Bobby Fischer divenne un eroe nazionale. Mi sconfisse nel match di Reykjavík. L’egemonia scacchistica sovietica andò in frantumi. Un solo uomo sconfisse un intero esercito. Poco dopo, Fischer smise di giocare. Ha ripetuto la triste storia di Paul Morphy. All’età di 21 anni il leggendario Paul aveva battuto tutti i più grandi maestri europei, divenendo campione del mondo non ufficiale. Poi smise di giocare e la sua tragica vita si spense all’età di 47 anni a New Orleans del 1884.

Nel 1992, vent’anni dopo Reykjavík, accadde un miracolo: Bobby tornò alla ribalta per giocare un match contro di me in Jugoslavia. Ma a quell’epoca erano in vigore le sanzioni contro la Jugoslavia, che proibivano ai cittadini americani ogni sorta di attività sul territorio di tale Paese. Bobby violò le disposizioni del Dipartimento di Stato. Divenne così oggetto di un mandato d’arresto, emesso il 15 dicembre 1992 dalla Corte Distrettuale degli Stati Uniti. Per quanto mi riguarda, essendo cittadino francese dal 1978, non ho ricevuto alcuna sanzione dal Governo Francese.

Dal 13 luglio 2004 Bobby è detenuto all’aeroporto di Narita per violazione delle leggi sull’immigrazione. Gli eventi successivi sono stati ben descritti dai media. La legge è legge, è chiaro. Ma il caso di Fischer non è comune. Sono un vecchio amico di Bobby, fin dal 1960, quando giocammo a Mar de Plata vincendo ex-aequo. Bobby ha una personalità tormentata. Me ne resi conto già allora. È un uomo onesto e altruista. Ma è assolutamente asociale. Non si adatta al modo di vivere comune. Ha un elevatissimo senso di giustizia e non è disposto a scendere a compromessi, né con la sua coscienza, né con chi lo circonda. Quasi tutto ciò che fa, nuoce in primo luogo a lui stesso. 

Non voglio difendere o giustificare Bobby Fischer. Lui è quello che è. Voglio chiederle soltanto una cosa. La clemenza, la grazia.
Ma se, per qualche ragione, ciò fosse impossibile, vorrei chiederle quanto segue: per favore, corregga l’errore commesso dal Presidente François Mitterand nel 1992. Bobby e io abbiamo commesso lo stesso crimine. Applichi la stessa sanzione anche a me. Mi faccia arrestare. E poi mi rinchiuda nella stessa cella di Bobby Fischer. E ci faccia avere una scacchiera.

Boris Spassky
decimo campione mondiale di scacchi
7 agosto 2004


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