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Metro: Last Light

Di Simon Lerose, 22.06.13 Game of the Week

Da qualche settimana è disponibile sugli scaffali dei negozi Metro: Last Light, uno sparatutto abbastanza originale, ambientato perlopiù nella metropolitana di Mosca nel 2034. Il gioco, prodotto dai ragazzi di 4A Games (software house con sede in Ucraina), è il seguito di Metro: 2033, titolo uscito nel 2010 e tratto dall'omonimo romanzo di Dmitry Glukhovsky, scrittore russo al quale dobbiamo anche il design dell'ambientazione e la scrittura dei dialoghi di Metro: Last Light.

Entriamo subito nel vivo parlando dell'avventura che riprende dove si è conclusa in Metro: 2033, distanziandosi quindi dal romanzo di Glukhovsky. L'eroe dell'avventura è sempre Artyom, ora divenuto un ranger all'interno del bunker D6, che viene mandato alla ricerca di un Tetro (la razza di malvagi mutanti del primo capitolo) sopravvissuto allo sterminio. Il nostro eroe, unico umano in grado di comunicare con i mutanti, viene inviato alla ricerca della creatura con l'obiettivo di eliminarla. Qui si dà dato il via a un'imprevedibile serie di eventi che delineeraanno la storia del gioco.

Nonostante l'ottimo lavoro di 4A Games con la narrativa del primo Metro, questo Last Light non presenta lo stesso livello, anche se propone comunque un prodotto interessante. Il secondo capitolo punta moltissimo sulla grafica e sull'ambientazione post-apocalittica angosciante, fredda e inospitale che da sola permette di alzare il livello complessivo del titolo, che altrimenti proporrebbe una campagna che si sviluppa in maniera non particolarmente entusiasmante, se non per qualche sequenza ispirata.
Il protagonista, a parte qualche riassunto tra un caricamento e l'altro, non parla durante l'avventura, nemmeno se interpellato; idea furba per creare maggiore immersione dell'utente nel mondo radioattivo e devastato.



Il gioco è bello perché unico, soprattutto per quanto riguarda l'idea di Metro: 2033 e quindi il successivo Last Light, che propongono un universo originale al quale gli utenti potranno affezionarsi. Il gioco può essere etichettato come survival horror e presenta, a difficoltà elevate, elementi interessanti: i proiettili sono merce rara e le cartucce dell'era pre-apocalittica (capaci di infliggere danni maggiori) sono utilizzate prevalentemente come valuta di scambio nella Mosca sotterranea. Ricordiamo anche la necessità di fare uso della maschera antigas in alcune zone (soprattutto all'aperto) a causa della tossicità dell'atmosfera.

I movimenti di Artyom sono relativamente semplici e limitati e a questo livello non si può proprio parlare di innovazione e originalità ma rimangono comunque funzionali: il protagonista è capace di scattare, sparare, mirare e fare uso delle classiche azioni che definiscono giochi di questo tipo.
Al contrario, l'utilizzo delle armi è un elemento positivo che porta varietà per quanto riguarda la risposta delle singole bocche di fuoco. Un revolver potenziato o un fucile a pompa saranno in grado di sbalzare a qualche metro di distanza gli avversari, oltre che avere una buona dose di rinculo per il protagonista che dovrà controllare bene tale aspetto per mirare e colpire correttamente il nemico.

Last Light è caratterizzato anche da fasi stealth, sempre più presenti nei giochi prodotti di questi tempi, usando un sistema che si basa su luci, ombre, campo visivo e rumore. I nemici vedono bene anche nella Mosca metropolitana anche se l'ombra permetterà di aggirarli in maniera abbastanza semplice, forse anche troppo a livello normale, ma si rivelerà un'ottima strategia in modalità hardcore
Qui troviamo quindi una delle pecche di Last Light: il livello di sfida non sempre bilanciato. In normal il gioco scorre in maniera anche troppo semplice in quanto i proiettili si recupereranno tranquillamente da ogni nemico abbattuto.
Al contrario del suo predecessore, il secondo Metro permette di completare l'avventura senza utilizzare le cartucce militari in quanto gli incontri, anche se pieni di nemici, risulteranno molto fattibili. Elemento che abbassa un po' il livello di carisma in un gioco che punta molto su storia e ambientazione a discapito del gameplay.
Si consiglia di giocare subito in modalità hardcore per avere un livello di sfida, tensione e conseguente soddisfazione, garantendo la "vera" esperienza che il gioco ha da offrire.

Last Light propone, oltre agli umani, diversi mostri che cercheranno di sfamarsi con le vostre carni: insetti allergici alla luce, ratti e gamberi giganti e demoni volanti molto fastidiosi. Queste sono le creature che s'incontrano nel corso dell'avventura e caratterizzano diversi boss fight abbastanza divertenti ma poco originali.

In conclusione Metro: Last Light si può considerare un buon gioco, che non mancherà di stupirvi soprattutto per il livello grafico, grazie ad un'ambientazione curata in maniera quasi maniacale (fattore critico per gli utenti PC che dovranno trovare il compromesso con i parametri grafici del loro computer).
A ciò si aggiunge il comparto sonoro di buon livello e il consiglio è di giocare in russo con i sottotitoli in italiano per immergersi completamente nella Mosca sotterranea.
Il titolo ha una durata compresa tra le 8 e le 11 ore, durata che varia se si vuole procedere senza problemi o se invece si predilige l'aspetto stealth e l'esplorazione.

Come già detto, Last Light è un buon gioco che ricalca l'ambientazione ideata da Glukhovsky, catturando la vista dell'utente, anche se non regge tanto bene a livello di gameplay, soprattutto a causa di elementi presenti nel 2010 che avrebbero potuto essere corretti in questo capitolo. Il verdetto è positivo, un titolo degno del primo Metro e consigliato a tutti gli amanti del genere.
 


"When all are one and one is all" Led Zeppelin

simon.lerose@luganonetwork.ch
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